Capitolo 1

Le campane segnarono insistentemente l’ora, mentre l’autobus attraversava rumorosamente le strade della piccola cittadina ancora semiaddormentata.
Il conducente fece scorrere velocemente il volante tra le mani ed accostò.
“ Sunnydale! Signori e Signore siamo a Sunnydale, sosta di 45 minuti “
I pochi passeggeri si sgranchirono nei loro posti, qualcuno si svegliò di soprassalto. Poi tutti insieme esclamando sospiri di sollievo, si alzarono in piedi e diressero verso l’uscita. Solo uno di loro rimase seduto, rannicchiato al suo posto in fondo. Una ragazza minuta e magra, i capelli biondi raccolti in una stretta coda. Gli occhi grandi, di un Verde intenso. Le labbra leggermente imbronciate. Il viso pallido e molto stanco. Indossava un paio di jeans rattoppati e deformati, di almeno due taglie più grandi ed un’enorme felpa nera con una scritta bianca sul davanti: “ Good Luck! “ (Buona Fortuna!).

Il conducente le lanciò uno sguardo e disse “ Signorina non scende anche lei a mangiare qualcosa? “
La ragazza distolse lo sguardo dal finestrino e guardò verso il conducente, ma era come se non lo vedesse, “ No grazie. “ rispose a bassa voce. Tornò a guardare il finestrino.

Il conducente scese e si incamminò a passo lento verso il ristorante, ma a metà strada si fermò, si tolse il berretto e si passò una mano tra i capelli. Si guardò indietro per qualche momento, sul suo viso si leggeva chiaramente la sua indecisione. “ Oh, maledizione! “ Borbottò, “ Quando imparerò a farmi gli affari miei? “ e tornò scrollando il capo verso l’autobus.
“ Signorina mi scusi “ le disse piano avvicinandosi al suo posto. La ragazza che si era appisolata, sobbalzò mettendosi sulle difensive.
“ Cosa è successo? “ gli chiese con voce ansiosa.
L’uomo la guardò un momento, cercando di trovare le parole, ma non sapeva da dove cominciare, si guardò intorno per guadagnare tempo. Mentre la ragazza sembrava sempre più agitata.
Alla fine si sedette al posto accanto, oltre il corridoio di passaggio, e facendosi coraggio iniziò a parlare.
“ Senta sono cinque giorni che viaggiamo, “ la fissò serio “ e lei è da quando siamo partiti che non si muove dal suo posto. E’ scesa solo due volte per andare in bagno. “
Lei non rispose, semplicemente lo guardò, come non capisse il senso della conversazione.
“ E’ pallida da morire e sembra uno straccio, denutrito “ sentenziò cercando di essere il meno brusco possibile, ma non ebbe grande successo.
Lei spalancò lo sguardo e balbettando cercò di rispondere “ E allora….cosa le impor…” ma non finì la frase che il conducente la interruppe, alterandosi.
“ Eh, no! Io sono il conducente di questo autobus e sono responsabile di tutti i miei passeggeri sino a che non arriviamo a destinazione. “ si fermò un attimo scrutandola prima di proseguire.
“ E non voglio che lei finisca morta stecchita, qui nel mio autobus. Quindi adesso mi farà il grande favore di scendere con me e di farsi offrire un’abbondante colazione. “
“ Ma lei deve essere imp…” gli occhi della ragazza lanciavano fiamme.
“ Beh, se non vuole accontentarmi…allora, mi vedo costretto a chiederle di scendere qui “
“ Cosaaaaaaaaaaaa? “ urlò lei con una punta di timore e di stupore insieme nella voce.
“ Ha capito Signorina “ finì lui e attese.
Lei continuò a fissarlo incredula per qualche istante poi come una furia si alzò dal suo posto.
“ Bastardo! “ sibilò tra i denti, mentre afferrava il piccolo zaino che aveva tra le gambe e si avviò all’uscita.
“ Bene adesso è ragionevole “ disse soddisfatto il conducente seguendola.
“ Su venga, in questo posto si mangia benissimo e la gente è simpatica “
Lei rimase immobile ritta in piedi, sul marciapiede. “ Si fotta, lei ed il suo schifoso autobus “ Gli ringhiò contro e senza dire altro, ma lanciandogli uno sguardo carico di disprezzo, lo superò e andò a sedersi su una panchina poco distante.
Il conducente la guardò sorpreso e sconsolato. Scosse il capo e si avviò da solo verso il locale
“ Come vuole lei “ borbottò contrariato, mentre si chiudeva la porta alle spalle.
Lei rimase rigida, immobile seduta sulla panchina, nella penombra grigia dell’alba ormai prossima.
I lampioni lentamente si andavano spegnendo, solo la luce a neon dell’insegna del ristorante illuminava la strada. Sospirò frustrata e si guardò intorno. “ Dannato ficcanaso. Cosa faccio adesso?” si disse, stringendo ancora di più lo zaino logoro.
All’ora prestabilita i passeggeri presero nuovamente posto nell’autobus, nessuno la notò e tanto meno nessuno notò la sua assenza. Solo il conducente le diede una rapida occhiata di disappunto e poi salì in vettura. Lanciandole uno sguardo intenso in modo che lei lo notasse, l’uomo lasciò cadere qualcosa dalla tasca. Lo sportello si chiuse e l’autobus si mise in moto. Lei si avvicinò al punto dove l’uomo aveva lasciato cadere l’oggetto e si piegò a raccoglierlo. Era un foglio ripiegato con cura. L’autobus ingranò la marcia. Lei sollevò il capo e fece un gesto verso l’uomo, mostrando il foglio. Lui la stava guardando dal finestrino, le sorrise e le fece l’occhiolino. La ragazza spalancò gli occhi per lo sbigottimento. Poi l’autobus cominciò a muoversi e lei non lo vide più.
Aprì il foglio, un tovagliolo di carta, del ristorante probabilmente. Dentro c’era scritto, con calligrafia grossolana ed incerta “ Donna Cocciuta! “ e racchiuse tra i veli di carta vi era una banconota da 100 dollari. Lei strinse le labbra e con sdegno si apprestò a gettare via il biglietto e la banconota, quando il suo stomaco brontolò più violentemente di quanto non avesse fatto negli ultimi 3 giorni. Così sospirando sconfitta, strinse il denaro nella mano ed entrò nel ristorante.
Fu subito sommersa e stordita dall’odore di cibo caldo e dalla musica in sottofondo. Il posto era carino, ordinario, ma carino. Tutto intorno erano disposte file di panche di legno scuro, tra le quali erano disposti tavoli rettangolari, coperti da fogli di carta a quadri rossi. Un bancone in legno massiccio, con 5 sgabelli, era situato di fronte all’ingresso. Dietro quest’ultimo si poteva intravedere la porta della cucina. C’era poca gente. Una coppia seduta in un angolo intenta a sbaciucchiarsi ed un vecchio mezzo sbronzo al bancone. Tutti si voltarono a guardarla, appena entrò facendo tintinnare il campanello sopra la porta.
Lei si agitò e poi incerta andò a sedersi al tavolo meno illuminato. Prese il menù e cominciò a sfogliarlo, guardando i prezzi.
“ Salve “ una voce calda le giunse dall’alto. Sollevò il capo e due occhi incredibilmente blu le sorrisero. Distolse rapidamente lo sguardo e rispose freddamente, senza ricambiare il sorriso del ragazzo. “ Salve. “
Lui non si fece intimidire e continuò con tono gentile e allegro. “ Cosa posso portarle? “
Lei esitò qualche istante e poi disse tutto d’un fiato disse “ Pollo allo spiedo, patatine fritte con Ketchup e maionese, frittata si spinaci, polpette di riso e una fetta di torta di mele. “
Evitò di guardarlo ed imbarazzata cominciò a giocherellare con il portatovaglioli.
“ Oh…Certo, subito! “ le disse lui sempre allegramente, ma con lo sguardo la squadrò attentamente. Solo allora si accorse dei rattoppi ai jeans, della felpa stinta e delle scarpe bucate, che lei cercava di nascondere tenendo i piedi l’uno sull’altro.
Quello che però più lo colpì e gli fece provare una stretta al cuore furono il viso della misteriosa ragazza, pallido e deperito, ed il suo sguardo infinitamente triste e smarrito. Gli fece pensare ad un piccolo passerotto, con l’ala spezzata, bisognoso di cure e di amore. Per un breve istante fu tentato di prenderla tra le braccia, per stringerla e proteggerla.
“ Pensa che riuscirò a mangiare prima che il dannato Sole sbuchi dall’orizzonte? “ domandò lei sarcasticamente e soprattutto imbarazzata per il modo serio e penetrante in cui lui la stava fissando.
Il ragazzo si riprese dai suoi pensieri e tornò a sorriderle.
“ Faccio in un batter d’occhio “ e sparì in cucina dove passò l’ordinazione, intimando al cuoco Andrei di sbrigarsi e di dare il meglio di se.
“ Perché? “ gli domandò curioso il ragazzo da dietro i fornelli.
“ Per un cliente speciale. Davvero molto speciale….” Dando un’occhiata nella sala in direzione della ragazza, continuò “ ….E bellissima “ Sorrise maliziosamente mentre tornava nella sala a guardare ancora il suo piccolo passerotto spaurito.

Appena pronta l’ordinazione, Spike prese i piatti e dando uno sguardo al riflesso cromato che dava lo sportello della cella frigorifero, sospirò soddisfatto e si diresse a passo spedito verso Buffy.
“ Ecco qui passerotto, la tua cena “
Buffy lo guardò torvamente mentre brandiva avidamente la forchetta e si avventava letteralmente sul cibo. E Spike istintivamente provò una fitta al petto. ‘ Deve essere affamata, forse sono giorni che non mangia ‘ pensò ma mantenne il sorriso sulle labbra per non farla sentire in imbarazzo.
Buffy divorò in contenuto dei piatti e solo dopo aver bevuto un’abbondante tazza di latte e cacao si lasciò andare sul divano, rilassandosi un po’.
“ E’ stato tutto di tuo gradimento? “ le domandò Spike, che non aveva smesso di osservarla per tutta la sera.
“ Si “ rispose laconicamente lei, guardandosi intorno con noncuranza.
“ Il conto per favore “ Spike si agitò, ‘ ora se ne andrà, ora se ne andrà ed io non la rivedrò ‘ pensava sconfortato.
In quel momento suo padre fece il suo ingresso nel ristorante.
“ Ciao sono tornato “ la sua voce calda e sicura riempì la sala animandola all’improvviso.
“ Ciao Papà “ rispose Spike, mentre velocemente elaborava un piano.
Tirò il padre da parte senza che potesse protestare e gli disse qualcosa all’orecchio a voce molto bassa.
Rupert Giles, il padre di Spike era un Inglese trapiantato. Non gli piacevano molto gli usi degli
‘ indigeni ‘ come li chiamava lui, ma tutto sommato, ci conviveva abbastanza pacificamente.
Lo sguardo di Giles si posò sulla ragazza indicatagli dal figlio. Si passò ripetutamente la mano sotto il mento e sospirando preoccupato fece cenno di sì con il capo. Un sorriso radioso illuminò il viso di Spike che fissò intensamente e sfacciatamente la bella sconosciuta.
“ Grazie Pa’ “ disse sorridendo scioccamente.
“ Ah non ringraziarmi, ogni volta che lo fai poi mi pento di averti detto di sì. “ Sbuffando mentre si aggiustava la cravatta e la giacca, si avvicinò alla ragazza che attendeva impaziente il conto.
“ Signorina “ iniziò schiarendosi la voce e sorridendo discretamente alla ragazza.
Buffy sollevò lo sguardo e la sua espressione triste e vagamente impaurita, colpirono dritte il cuore dell’inglese.
“ Sì? “ domandò incerta, guardandosi intorno nervosamente.
“ Lei non è di queste parti vero? “ Giles le sorrise rassicurante.
Buffy invece si irrigidì di colpo, agitandosi sulla panca. “ No, ho chiesto il conto “ disse secca distogliendo lo sguardo, mentre con la mano stringeva convulsamente un tovagliolo di carta.
“ Si lo so, glielo portano subito “ Giles guardò in direzione del figlio che con gesti delle mani gli faceva cenno di proseguire. Roteò gli occhi e tornò a guardare la ragazza, ora seduta rigidamente e tesa.
“ Non volevo spaventarla, volevo solo…”
“ Cosa? Spaventarmi? Non ho paura, voglio solo andarmene da questo dannato posto “ replicò lei a disagio, mentre il nervosismo aumentava.
“ Oh…peccato, ed io che pensavo di aver trovato finalmente la ragazza che mi serviva qui per il ristorante “ Giles lo disse nel tono più affranto e dispiaciuto che riuscì ad assumere.
“ Co…sa le fa pensare che io abbia bisogno di lavorare? “ chiese lei guardandolo con un’espressione indecifrabile sul viso.
“ Oh beh…” Giles decise di essere sincero “ Dal suo aspetto così…dimesso e malandato, ho pensato che lei non se la passasse molto bene e…”
“ Le ho fatto pietà? “ Buffy era indignata.
“ No, “ rispose secco lui, guardandola fissa.
“ Ho pensato: Lei ha bisogno di lavorare, io ho bisogno di una ragazza. La cosa può andare “
“ Perché io? Lei non mi conosce, potrei essere un’assassina, una…” Buffy strinse ancora di più il tovagliolo di carta.
“ Si potrebbe…ma è così carina “ Giles si raddrizzò gli occhiali.
“ Non sono carina, e mi dispiace, ma non ho intenzione di restare “ rispose seccata da quella conversazione.
“ Come vuole “ rispose Giles facendo un gesto di sconforto verso il figlio che si passò nervosamente una mano tra i capelli. ‘ Pensa Spike, pensa ‘ si disse mentre raggiungeva il padre al tavolo.
“ Pa’ che fai? Ti ho detto che lei non è adatta, che sicuramente non è in grado di fare questo lavoro e poi… guardala è ridotta pelle e ossa “ Spike la guardò severamente, esaminandola.
Gli occhi di Buffy fiammeggiarono di orgoglio ferito e tirandosi su impettita disse con voce alterata.
“ Come si permette? Io sono in grado di fare questo lavoro e …e non sono pelle e ossa “
“ Tu dici? Io non credo se non vedo “ rispose, fissandola scetticamente il giovane.
Giles faceva vagare incredulo, il suo sguardo da Buffy a suo figlio.
“ Bene, te lo dimostrerò. Accetto il lavoro “ Buffy si morse la lingua non appena lo disse, ma ormai era troppo tardi, aveva accettato la sfida.
“ Oh, bene “ rispose Giles guardandoli con perplessità “ di sopra abbiamo una piccola stanza con bagno annesso. E’ sua, se vuole. I pasti li consumerà qui al ristorante. La paga è 800 dollari al mese per cominciare. Venga le faccio vedere… “
Buffy raccolse il suo piccolo zaino da terra e se lo mise in spalla. Continuando a guardare Spike con aria di sfida lo oltrepassò e si avviò verso le scale. “ Quando devo cominciare? “
“ Domani “ rispose l’inglese seguendola. “ Oggi si riposi, domani le farò vedere cosa deve fare “
“ Va bene “ dopo aver lanciato un ultimo sguardo torvo al biondo ossigenato, salì le scale seguita da uno stranito Giles, che ancora cercava di capire cosa fosse successo.
“ Ah giovani “ disse borbottando mentre saliva di sopra.
Spike era rimasto in piedi e non appena lei sparì sulle scale un sorriso compiaciuto apparve sulle sue labbra.

Capitolo 2

La stanza rettangolare era piccola e spoglia, impersonale, ma aveva una grande finestra che dava ad ovest, sul mare. Buffy spalancò gli occhi ammirata. Lei era vissuta in una periferia di una grande e grigia città, e tutto quel colore, tutto quello spazio infinito davanti a lei era un qualcosa di stupefacente.
Sorrise incantata mentre lasciava cadere lo zaino sul pavimento. Giles la osservò in silenzio e pensò tra se e se, che si quella ragazza con l’aria così strana e guardinga gli piaceva.
“ Spero ti troverai bene. “ stava per girarsi e richiudere la porta, quando un’idea gli balenò in mente. Tornò a guardarla, anzi a guardare i suoi vestiti e si infilò la mano in tasca.
“ Senti…questo è un piccolo anticipo, sai per sistemare tutto prima di iniziare a lavorare …” cercò di farlo sembrare il gesto più normale e naturale del mondo.
“ Cosa? “ Buffy lo fissò dubbioso, e poi scosse il capo “ No, grazie. Aspetterò il fine settimana come è giusto “ disse risolutamente allontanando la mano da lei.
Giles la fissò con ammirazione, “ Come vuoi…a proposito il tuo nome? “ chiese con curiosità.
Buffy si irrigidì di nuovo, agitandosi. E per qualche secondo si guardò intorno, come in cerca di una risposta.
“ Ann, Ann Harris “ rispose con un fil di voce, guardandolo incerta.
“ Bel nome Ann, io mi chiamo Rupert “ le sorrise benevolo e Buffy sembrò riprendere coraggio.
Appena la porta fu chiusa si sedette sul letto, ritta in un angolo e guardò lontano, oltre l’orizzonte ormai di un azzurro brillante. Lo sguardo angosciato e ancora diffidente.

“ Allora? “ domandò impaziente Spike quando il padre riapparve nella sala.
“ Allora cosa? “ rispose flemmatico, facendo finta di non capire.
“ Cosa ha detto? La stanza le è piaciuta? Come si chiama? “ Spike era ansioso.
“ Ehi…calma ragazzo, si chiama Ann, Ann Harris “ rispose il padre passandosi lentamente la mano sotto il mento liscio. “ Mah, “
“ Mah cosa? “ domandò Spike.
“ Non lo so. C’è qualcosa, qualcosa che non mi convince. Spero di non dovermi pentire di aver assecondato questa tua follia “ sospirò scuotendo il capo.
“ Quindi è sicuro che resta? “ Spike sembrava ancora incredulo.
“ Sì, non so per quanto…ma per ora resta “
“ Cosa vuoi dire? “
“ E’ una donna in fuga Spike, una che non resta “
Gli occhi di Spike si fecero scuri e pensierosi. “ Forse, ma io farò in modo che…”
“ Oh no, ti prego non ricominciamo. Ma non ti è bastata Dru? Tu devi per forza ficcarti nelle situazioni impossibili? “
“ Io, ma …..” Spike sbuffò e tornò di filato in cucina, il discorso non era di suo gradimento. Dru era ancora una ferita aperta nel suo cuore.

***

“ Ma non è uscita dalla sua stanza? Strano “ domandò Andrew guardando verso la scala.
“ Vado a chiamarla. E’ ora di cena “ Spike, si passò la mano tra i capelli e si lisciò la giacca.
Andrew scosse il capo negativamente, quando Spike faceva così…erano in arrivo grossi guai.
“ Posso entrare Ann? “ disse una voce sommessa dietro la porta, preceduta da un leggero bussare.
“ Oh….NO “ rispose una voce sprezzante, seguita da rumori di cerniere e di passi rapidi per la stanza.
Infine la porta si socchiuse e il suo viso leggermente contratto, gli occhi sgranati e le labbra imbronciate apparve. Spike trattenne il respiro, era bellissima. Si era appena fatta la doccia. La sua pelle… poteva sentirne l’ odore da lì, il suo odore. Indossava un semplice abito rosa ed i capelli erano raccolti in una morbida coda e quegli occhi, due scheggie di fuoco verde. Il cuore di Spike cominciò a battere all’impazzata. Gli bastava solo allungare la mano e avrebbe potuto sfiorare il suo viso, accarezzare la sua pelle morbida e bianca. L’avrebbe potuta stringere e ….
“ Cosa vuoi? “ la sua voce seccata e il suo sguardo scocciato, lo riportarono alla realtà.
“ Beh, io…cioè…” Dio come era difficile ricordarsi cosa doveva dirle se lei lo guardava a quel modo.
“ Allora ? “ Buffy sembrava spazientirsi.
“ La cena. La cena è pronta “ rispose quasi balbettando.
“ Oh arrivo subito grazie “ e senza tante cerimonie richiuse la porta in faccia ad uno Spike ancora sneza fiato.
Rimase a guardare l’uscio chiuso per alcuni istanti.
“ Fantastico Spike. Hai fatto la figura dell’imbecille “ mormorò a denti stretti, sollevando lo sguardo al cielo.

***

Casualmente, Buffy finì con l’essere seduta proprio accanto a Spike, durante la cena che fu taciturna. Andrew era troppo intimidito dalla bellezza strana e misteriosa della nuova venuta, Giles aveva intuito il carattere profondamente diffidente di Buffy e voleva darle tempo per ambientarsi. Mentre Spike era troppo intento a fissarla sfacciatamente ed a passarle ogni cosa che gli capitava sotto mano per farle piacere, che non aveva spiaccicato parola se non per dire
“ Vuoi del sale Ann? Ti piace l’aceto o il limone sull’insalata? “
Buffy sembrava sulle sue, mangiava rapidamente, come temesse che qualcuno di loro da un momento all’altro le potessero portare via il cibo. Ed evitava accuratamente di guardare i commensali negli occhi. Sperava che la tortura finisse presto e che finalmente potesse rinchiudersi in camera sua.
“ Allora Ann…” cominciò timidamente Andrew “ da dov’è che vieni? “
L’aria si fece improvvisamente tesa e pesante. Gli occhi di Buffy sino ad allora sfuggenti si piantarono gelidi, in quelli di Andrew. Riluttante lasciò andare la forchetta con cui stava mangiando, ed allontanò il piatto da se.
“ Da un posto uguale agli altri “ disse seccamente e poi si alzò in piedi di scatto “ Ed ora scusatemi, non ho più fame. Buonanotte “ senza dire altro andò a passo spedito verso le scale. Le salì in fretta, con il cuore in gola e non si fermò sino a quando la porta della sua stanza non fu ben chiusa a chiave. Si guardò intorno, come in cerca di qualcosa, che trovò. Andò vicino al comò con lo specchio ovale, prese la sedia che vi era posta vicino e la spinse sino alla porta. Posizionandola in modo da bloccare la maniglia della porta. Si guardò intorno come per accertarsi che non ci fosse nessuno e poi lentamente con fare quasi disgustato cominciò a spogliarsi. Un’altra lunga notte e battaglia stava per avere inizio per lei.
Indossò il suo pigiama Nero, di cotone grezzo, che le stava larghissimo e si infilò sotto le coperte rannicchiandosi in posizione fetale con lo sguardo rivolto verso la porta. Gli occhi sbarrati nel buio, in attesa degli incubi che lei sapeva sarebbero tornati come sempre.

***

Era una giornata assolata. Silenziosa percorreva il Viale, canticchiando la sua canzone preferita.
“ It’s a wonderful world “ di Luis Armstrong. Il Sole baciava il suo viso gentilmente, senza scottarla, una stupenda giornata primaverile. I capelli smossi dalla leggera brezza e un sorriso gentile e fiducioso sul viso. Tutto era meraviglioso e allegro attorno a lei. Camminava lentamente guardandosi intorno curiosa di tutto, lo zaino sceso scompostamente sulle spalle. Una scarpa da ginnastica slacciata e malandata, ma lei sembrava non farci caso.
“ Ciao Buffy “ la salutò la bambina dei vicini, i coniugi Pryce. Lei e Faith erano buone amiche. Lei faceva l’infermiera presso l’ospedale del quartiere ed era sempre gentile e disponibile con tutti. A Buffy piaceva. Con Wes, suo marito, si erano trasferiti lì due anni prima, dopo il matrimonio. Le spese erano aumentate e gli appartamenti in centro costavano troppo quindi erano venuti a stabilirsi in periferia.
“ Ciao Tara “ rispose Buffy accarezzandole teneramente la guancia e dandole un sonoro bacio.
La bimba rise vergognosa e le porse un piccolo fiore colto in giardino.
“ Per te “
“ Ma grazie, che gentile signorina “ Buffy sorrise e si mise il fiore tra i capelli.
“ Tara vieni a mangiare è ora di pranzo “ Faith la chiamò dalla portafinestra della cucina.
“ Ciao Buffy “ aggiunse poi, vedendola accanto alla bambina.
“ Ciao Faith “ Buffy fece un cenno di saluto con la mano e poi accarezzando la nuca della bambina le disse “ Ciao Tara ci vediamo dopo. “
La bambina annuì e corse in casa.
Buffy proseguì lungo l’isolato e attraversò il prato poco curato del suo giardino. Tirò fuori le chiavi dalla giacchetta beige che indossava ed aprì la porta.
“ Mamma sono a casa “ disse ad alta voce, ma nessuno rispose. Si sporse con il capo verso la cucina, ma non la vide. “ Mamma “ chiamò di nuovo ed entrò in salotto, ma di lei nessuna traccia.
Possibile che non sia ancora rientrata si chiese preoccupata e tornò verso la cucina, avrebbe chiamato il ristorante dove lavorava. Appena oltrepasso la penisola la vide, stesa sul pavimento, pallida.
“ Mamma “ urlò. Il piccolo fiore cadde ed i suoi petali si sparsero sul pavimento, improvvisamente già appassiti.
La madre si mosse leggermente e Buffy corse ad aiutarla ad alzarsi.
“ Mamma, cosa è successo? “
“ Oh Buffy, sei tornata. Non mi sono sentita bene, credo di essere svenuta “
Le lacrime riempirono gli occhi di Buffy.

Un’ombra nera le toglieva l’aria non riusciva a respirare, a gridare. Una lama che si sollevava e poi ricadeva una, due, tre volte su di lei. Chiazze di sangue ricoprivano le lenzuola, stava morendo.

***

“ Noooooooooooo “
Urlando si sollevò a sedere sul letto, la fronte imperlata di sudore e le lenzuola bagnate. Il Sole caldo illuminava la stanza, era giorno. Un’altra notte era passata e lei era sopravvissuta.

Capitolo 3

Un leggero bussare alla porta la distolse dai suoi cupi pensieri. Avvolta nell’accappatoio, con i capelli bagnati, andò ad aprire la porta.
“ Ciao Ann “ Spike la salutò con fare sensuale.
“ Salve “ rispose asciutta lei, in attesa.
“ Ti ho portato l’uniforme “ le fece un largo sorriso, mostrandole la divisa bianca, a maniche corte con risvolto rosso.
Buffy si indispettì, quel suo modo di fare sempre gentile, disponibile, quel suo interessamento così sfacciato la metteva a disagio e le faceva rabbia.
“ Grazie “ disse a denti stretti, mentre gli strappava dalle mani l’uniforme e richiudeva la porta sulla sua faccia ancora sorridente.
“ Tanto prima o poi cederai passerotto “ sussurrò lui accarezzando con un dito l’anta dell’uscio smaltato, inclinando un capo da un lato. Il sorriso sempre più largo e beffardo sul viso.

“ Oh ciao Ann, l’uniforme ti dona vedo “ Giles le sorrise benevolo, mentre le faceva spazio dietro il bancone. “ Adesso veniamo un po’ a noi due,” disse sfregandosi le mani.
“ Puoi andare in cucina a fare colazione. Dopo comincerai a lavorare. Per prima cosa ci sono i tavoli da pulire ed il pavimento da spazzare. Quando hai fatto ti insegnerò a preparare il caffè e altre cosette “ spinse gli occhiali sul naso, arricciando leggermente la punta.
“ Si va bene “ Buffy fece cenno di sì con il capo e andò in cucina velocemente.
“ Ciao Ann “ la salutò Andrew un po’ incerto, temendo una sua reazione brusca.
Buffy rispose con un cenno del capo e si versò del caffè nero, senza zucchero. Lo bevve tutto d’un fiato. Poi si riassettò l’uniforme e avvicinandosi alla porta tirò un profondo respiro prima di aprirla.
Giles la osservava lavorare in silenzio, senza farsi notare, ed era compiaciuto. La ragazza gli sembrava un tipo attivo ed era particolarmente veloce e meticolosa.
‘ Dopo tutto non ho fatto un brutto affare ‘ pensò mentre sorseggiava il suo caffè e leggeva il giornale del mattino.
Buffy finì le pulizie a tempo da record e si posizionò accanto al suo principale, osservando attentamente le sue mosse e ascoltando le sue spiegazioni. In poche ore aveva già appreso tutto.
Giles sembrava sempre più soddisfatto. Spike dal canto suo aveva avuto il suo da fare con le consegne del martedì e si era visto poco in sala. Ma ogni volta che entrava la cercava con lo sguardo, la fissava senza vergogna e cercava in tutti i modi di attirare la sua attenzione, senza grande successo. Ma lui era Spike e non avrebbe mollato tanto facilmente la sua preda.
‘ Se mi fissa ancora così giuro che gli spacco la faccia ‘ si ripeteva Buffy mentre continuava a svolgere silenziosamente il suo lavoro.
All’ora di pranzo il ristorante, come ogni giorno, fu preso d’assalto dai ragazzi del liceo. I tavoli furono riempiti da cavallette saltellanti. Buffy si sentì subito a disagio in mezzo a tanta folla, non ci era più abituata. Ripetutamente con una scusa qualsiasi si rifugiò in cucina, sotto lo sguardo comprensivo e amichevole di Andrew. “ Su vedrai, come arrivano così vanno via “ le aveva detto sorridendo e lei aveva fatto un cenno affermativo con il capo ed era tornata coraggiosamente di là.
I ragazzi avevano subito notato la nuova e carina cameriera, e facevano a gara per mettersi in mostra. Chiamandola di qua e di là con una scusa qualsiasi.
Buffy cominciava ad innervosirsi, e questo non era un bene, lei lo sapeva.
“ Ehi cameriera “ la voce del giovane Parker Abrams si udì per tutta la sala. Buffy si girò a guardarlo guardinga. Le bastò un’occhiata per capire. Abiti firmati all’ultima moda, occhiali da sole futuristici, sguardo beffardo e arrogante, ed un sorriso fasullo stampato in faccia. Il tipico bulletto, figlio di papà senza spina dorsale, convinto che tutto si possa comprare con il denaro.
“ Arrivo subito “ disse con voce atona. Prese il block notes in mano e si avvicinò al tavolo.
“ Sì mi dica pure “
“ Vorremmo ordinare. “ fece una pausa squadrandola dalla testa ai piedi “ Sei nuova dolcezza, vero?”
Buffy lo guardò con una smorfia seccata sul viso e non rispose.
“ Come ti chiami? “ continuò imperterrito il giovane, mentre gli amici seduti accanto a lui sghignazzavano.
“ Questa non te la dà Parker “ disse uno di loro, come se Buffy non fosse lì ad ascoltarli.
“ Tutte prima o poi me la danno “ rispose Parker fissandola intensamente. La rabbia in Buffy crebbe di pari passo con il suo disgusto e lo sgomento.
“ Allora ordinate oppure no? “ chiese a denti stretti. Stava per perdere il controllo lo sentiva.
In quel momento Spike fece il suo ingresso in sala, dalla cucina e subito la cercò con lo sguardo. Si accigliò non appena la vide in mezzo al gruppo di ragazzi che rideva e ammiccava verso di lei.
Strinse i pugni e si preparò ad intervenire, non dovevano nemmeno provare ad infastidirla.
“ Allora dolcezza, avanti fa uno sforzo? Oppure hai perso la lingua? “ Parker si sporse in avanti, abbassandosi con una mano gli occhiali per guardarla dritto negli occhi. Quelli di Buffy fiammeggiarono. Rimase in silenzio.
“ Va bene, stupida. “ ringhiò spazientito Parker. “ Portami un caffè e due omelette “
Buffy segnò l’ordinazione sul notes e si voltò per andare al bancone. Parker fulmineo allungò la mano e le palpò il sedere.
“ Dimenticavo, le voglio sode come il tuo culo “ disse ridendo, divertito per la sua prodezza.
Gli amici scoppiarono in una sonora risata “ Così si fa. Bravo Park “ dissero alcuni.
I clienti più adulti scossero il capo contrariati e guardarono i giovani con disprezzo e rassegnazione.
Giles furioso si aggiustò gli occhiali e si preparò a sbattere fuori quegli arroganti pivelli. Ma la mano di Spike lo bloccò.
“ Ci penso io “ rispose, con uno sguardo assassino negli occhi, mentre si dirigeva al tavolo.
Giunto a metà strada si fermò impietrito.
“ Ahiiiiiiiiiiiiiiiiiiii Brutta str….“ un urlo aveva zittito improvvisamente la sala. Tutti si erano voltati verso il tavolo rumoroso, e guardavano ad occhi spalancati la scena.
Il viso di Buffy era praticamente ad un palmo di naso da quello di Parker che aveva una mano premuta contro la guancia, che grondava sangue.
“ Si cosa dimmi “ la voce gelida e quasi inumana di Buffy fece rabbrividire i giovani. Una luce folle negli occhi fissi e vitrei. In una mano stringeva ancora il coltello, con cui aveva graffiato la guancia del giovane, il cui viso adesso era una maschera di terrore ed incredulità. Con l’altra teneva saldamente Parker per il colletto della camicia.
“ Che c’è? Non ti va più di scherzare? “ gli chiese con un sorriso malvagio sul viso.
“ Oppure adesso sei tu che hai perso la lingua? “ la stretta si fece più forte.
Parker respirava affannosamente, roteando gli occhi in cerca di aiuto.
“ No, è inutile che cerchi aiuto “ poi si voltò verso i ragazzi che erano rimasti imbambolati a guardare la scena. “ Voi non volete che io faccia questo anche a voi vero? “
Gli occhi dei ragazzi si ingrandirono per il timore, mentre scuotevano il capo in segno negativo.
“ Allora fuori di qui “ disse secca lei, senza battere ciglio.
I ragazzi raccolsero le loro cose alla rinfusa e si affrettarono all’uscita.
“ Bene ora siamo soli, io e te ‘ Tesoro ‘ “ la lama accarezzò lentamente l’altra guancia del giovane.
Spike a bocca aperta guardava la ragazza davanti a lui e stentava a riconoscervi quella timida e spaurita del giorno prima.
“ Allora ascoltami bene piccolo mollusco. Quando vai in un posto, un qualsiasi posto, che sia una bettola o un ristorante di lusso. La prima regola è: RISPETTA CHI STA LAVORANDO “ lo fissò attentamente per accertarsi che lui la stesse ascoltando.
“ Mi hai capito? “ gli chiese schiaffeggiandolo leggermente con la mano.
Parker fece cenno di sì con il capo.
“ Bene bravo ragazzo. Così la prossima volta ti eviterai tutto questo. “
Parker aveva quasi smesso di respirare, per la paura.
“ Ed adesso, chiederai scusa gentilmente, ti alzerai, raccoglierai le tue cose e te ne andrai da qui. Intesi? “
Parker annuì di nuovo e Buffy lo lasciò finalmente andare.
Parker si alzò di scatto “ Scusa “ bofonchiò rapidamente e poi preso il suo zaino uscì di corsa dal locale, tenendosi sempre la guancia con una mano.
“ Brava Ann “ urlarono i clienti rimasti “ Finalmente una che dice il fatto suo a quei marmocchi “
Delle risate e qualche fischio di approvazione, si sollevò nella sala. Mentre tutti tirando un sospiro di sollievo riprendevano a mangiare.
Spike era rimasto immobile a qualche passo da lei, fissandola intensamente. Adirata era ancora più bella se possibile.
Buffy che aveva seguito il giovane con uno sguardo carico di rancore e rabbia, si girò ed incontrò quello estasiato e intenso di lui. Ebbe un sussulto, mentre annegava in quell’oceano in tempesta. Si irrigidì e distolse lo sguardo, mentre un lieve rossore le coprì le guance.
Si avvicinò al bancone e cominciò a slacciare il suo grembiule.
“ Cosa fai? “ chiese Giles stupito.
Buffy lo fissò e rispose semplicemente “ immagino che dovrò andarmene, quindi…” il suo labbro tremava e in fondo ai suoi occhi era tornata quell’aria spaurita e timorosa.
“ Ti ho per caso licenziato? “ chiese Giles fissandola, tra l’ammirato e il perplesso.
Buffy si fermò e lo fissò a sua volta perplessa e diffidente.
“ Il tavolo cinque reclama la tua presenza…vai adesso “
Buffy fece cenno di si con la testa, mentre una piccola luce di gioia si accendeva nel suo sguardo per spegnersi subito dopo. Strinse il notes e la matita tra le dita e tornò al suo lavoro, evitando mentre lo oltrepassava, di guardare Spike, che ancora immobile al centro della sala la seguiva con lo sguardo ammirato e ed un sorriso sciocco.
“ Spike “ lo chiamò il padre, ridestandolo dalle sue fantasie “ credo che Buffy sia più adatta…al turno di notte, più tranquillo e con meno gente “ disse il padre fissando l’esile figura che gentilmente porgeva un contenitore di zucchero al tavolo cinque, rispondendo cortesemente alle domande dei clienti.
“ Si sono pienamente d’accordo “ rispose entusiasta ed eccitato Spike, all’idea di passare lunghe notti da solo con lei.

Capitolo 4

All’ora di cena Giles attese Buffy in cucina, ripetendo mentalmente il discorso che voleva farle, non voleva dare l’impressione che la stesse punendo per quello che era accaduto a pranzo.
“ Ann, senti io volevo dirti che ho deciso che per te è meglio il turno di…” Scosse il capo sconsolato. “ No, no. In questo modo do proprio l’impressione di volerla punire. “
Andrew lo guardava fare avanti e dietro, mentre di tanto in tanto sbirciava in sala per vedere cosa stesse facendo lei.
“ Secondo me dovresti mettere la cosa sotto un altro aspetto “ consigliò prudentemente Andrew.
Giles lo guardò interrogativo. “ Cioè? “ domandò.
“ Beh…potresti dirle che tu sei troppo ‘ vecchio ‘ per fare ancora i turni di notte e che per questo l’hai assunta e bla, bla…”
“ Cosa? Vecchio io? “ Giles lo guardò con risentimento.
“ Beh era per dire…” cercò di giustificarsi il ragazzo.
“ Si forse hai ragione…” Giles si sfregò il mento con la mano e poi si raddrizzò gli occhiali.
In quel momento una Buffy dal viso stanco entrò in cucina.
“ Ann…” cominciò Giles, diplomaticamente “ senti…io avrei pensato che…visto che ti sei dimostrata così svelta nell’apprendere e visto che io sono un povero vecchio….” Esitò scrutandola.
Buffy lo precedette, stupendolo “ Senta Signor Giles, io ho riflettuto e sono giunta alla conclusione che non è un lavoro che fa per me. Troppa gente “ disse abbassando la voce che aveva assunto un tono di amarezza.
“ Oh, beh…ma “
“ Mi dispiace...”
“ Io stavo per proporti di fare il turno di notte, c’è poca gente è tranquillo ed io potrei riposarmi “
Buffy rimase per qualche secondo interdetta e poi fece un cenno affermativo con il capo.
“ Va bene, proviamo “ e senza dire altro tornò in sala.
“ E’ andata bene vero Andrew? “ sorrise Giles.

***

Il vento batteva incessante alla finestra, emettendo un sibilo sinistro. Rannicchiata su una sedia Buffy attendeva in ansia. Gli occhi rossi per il pianto, smarriti e spaventati. La bocca atteggiata in una smorfia di dolore e il viso pallido e stanco.
“ Signorina Summers? “ una voce alla sue spalle la fece sobbalzare.
Si voltò di scatto fissando l’uomo in camice bianco, speranzosa, ma spaventatissima.
“ Si dottore? “ aveva detto in un fil di voce, mentre gli occhi si riempivano di nuovo di lacrime.
“ Signorina, sua madre non sta affatto bene. “ aveva cercato di essere il più gentile possibile, ma era un medico e la diplomazia non era il suo forte.
“ Ma guarirà vero? “ Buffy si aggrappò al braccio dell’uomo implorante.
“ Signorina, mi dispiace, noi cercheremo di fare il possibile ma…” il suo sguardo non lasciava dubbi.
Il cuore di Buffy si frantumò. Cercò di parlare, ma le parole non volevano uscire.
Il medico la guardò con compassione e poi le accarezzò una guancia delicatamente.
“ Mi spiace tanto signorina, faremo in modo che per il tempo che le resta non soffra troppo “
Buffy scoppiò in un pianto dirotto, ma silenzioso e composto.
Il dottore sospirò amareggiato e si allontanò borbottando “ Questa è la parte che più detesto “
Buffy rimase immobile per un tempo che parve infinito. Sua madre sarebbe morta.

“ Siamo dell’assistenza sociale Signora Summers. Siamo stati contattati dall’ospedale, vista la situazione “ la donna grassoccia con l’aria afflitta e lo sguardo indagatore e severo, fece un cenno d’intesa a Joyce Summers, che abbassò gli occhi per nascondere il dolore. Era stata sempre una donna con una grande dignità, quando il marito la tradiva. Quando l’aveva abbandonata lasciandola praticamente in mezzo una strada con una bambina piccola. E perfino quando andava a fare le pulizie presso le case bene della città, conservava tutta la sua regale dignità. Una vera Signora.
“ Si capisco “ disse sommessamente Joyce lasciandosi andare sul divano.
“ Purtroppo non avete parenti a cui affidare la ragazzina e quindi… come ben capirà…”
“ No non capisco, ma cosa cambia questo? “ chiese lei rassegnata.
“ Le ho portato i moduli da firmare per quando….” Ancora una volta quello sguardo. Joyce cominciava ad essere stufa di quella donna.
“ Si me le lasci pure, quanto tempo ho per trovare un’altra sistemazione a mia figlia che non sia un’istituto? “
“ Beh sino a quando…” il terzo sguardo, per Joyce fu troppo. Si alzò in piedi e con determinazione prese i moduli dalle mani della donna.
“ Bene, allora sino ad allora arrivederci “ e le indicò senza tanti convenevoli la porta.
La donna offesa se ne andò sbattendo l’uscio dietro di se.
“ Mamma “ disse Buffy sgomenta.
“ Oh tesoro, non preoccuparti. La mamma risolverà tutto “ sorrise sicura e rassicurante, ma Buffy sapeva che anche lei aveva paura.

“ Aspettami qui tesoro, vedrai questa volta la visita non durerà molto “ le disse Joyce mentre si allontanava seguendo uno dei tanti medici che si occupava di lei.
Si sedette paziente in attesa, improvvisamente le porte si spalancarono, una decina di infermieri si affannavano urlando, attorno ad una barella insanguinata, con un ragazzo disteso sopra. Aveva il petto squarciato.
“ Giovane, bianco, altezza media, sui 16 anni. Frattura multipla alla gamba destra. Respiro irregolare, battiti…”
Buffy rimase ferma a guardare la scena leggermente intimorita e curiosa. E poi lo vide…alto, muscoloso e bruno come la notte. L’uomo dei suoi sogni. Gli occhi si accesero di una luce nuova e un leggero sorriso estasiato apparve sul suo viso. Lui si voltò e la fissò. E fu amore.

Di nuovo quel senso di vuoto e di oppressione. L’incapacità di respirare e la lama che vibrava nel buio colpi ciechi. Buffy spalancò gli occhi e si mise a sedere sul letto spaventata. Era pieno giorno, e lei era ancora viva.

Capitolo 5

Indispettita continuava a riordinare i bicchieri sul bancone. ‘ non ce la faccio più, questa storia deve finire ‘ si ripeteva tra se e se, mentre di sott’occhi guardava Spike che a poca distanza la fissava con la sua solita aria arrogante e sfacciata.
‘ Oddio quanto lo odio ‘ sdegnata gli voltò le spalle.

‘ Oddio quanto è bella, e quante cose stupende potremmo fare insieme, se solo me lo permettesse‘ Spike sognava ad occhi aperti. Sarebbe rimasto ore a fissarla.

Buffy prese una cassa di birra e lentamente si diresse verso l’estremità del bancone. Quando due mani forti la circondarono, e si posarono sulle sue mani strette ai manici della cassa. Un brivido caldo le salì velocissimo lungo la schiena, e un rossore le colorò le guance quando sentì il corpo caldo e possente di lui premere alle sue spalle. Per un attimo rimase adagiata sul quel torace ampio e protettivo. Poi lentamente sollevò lo sguardo ed incontrò gli occhi intensi e dolci di lui. Stretta in quell’abbraccio perse l’uso della parola, l’unica cosa che uscì dalle sue labbra fu un sospiro.
Spike le sorrise e le disse quasi sussurrandole all’orecchio “ lascia fare a me Ann, è troppo pesante “
Improvvisamente sentire il suo nome sulle labbra di lui la fece tornare bruscamente alla realtà. Lo strattonò senza gentilezza e con voce tagliente rispose “ No, grazie faccio da me “ e cercò di liberarsi dalla sua stretta avvolgente. Ma lui la strinse a se ancora più determinato.
“ E’ troppo pesante “ e senza dire altro le strappò di mano la cassa, lasciandola allibita e contrariata, perché dentro di se quel gesto le aveva fatto piacere e lei non voleva che questo accadesse.

Guardò l’orologio erano le 3,40, la notte era ancora lunga. Si sedette su una delle panche e guardò fuori la pioggia che cadeva incessantemente sul selciato formando pozzanghere di acqua che riflettevano la luce tenue dei lampioni creando tutt’attorno un effetto sogno che aveva sempre affascinato Buffy, sin da bambina. Senza rendersene conto scivolò nel sonno. Non si accorse di Spike che l’adagiava comodamente sul divanetto accanto al bancone, posandole un cuscino sotto la testa, né che la copriva con il suo spolverino di pelle nera. E non sentì nemmeno la calda carezza della sua mano sulla guancia. La sua mente vagava nella terra dei ricordi, di cui era ancora prigioniera e di cui forse mai si sarebbe liberata.

***

“ Allora ti chiami Buffy? “ le domandò porgendole una tazza di cioccolato caldo.
“ Sì “ annuì lei sorridendogli.
La sala pullulava di infermiere e dottori ma a Buffy in quel momento sembrava vuota. Esistevano solo lei e quell’uomo sconosciuto ed affascinante.
“ Io sono Angel, Angel Stivenson “
Aveva un bellissimo nome, che si addiceva perfettamente al suo volto angelico per Buffy.
“ Fai il poliziotto? “ chiese Buffy arrossendo, adorava il modo in cui gli stava la divisa.
“ Sì, e tu sei qui per cosa? “ le domandò mentre si sedeva accanto a lei nella sala d’attesa.
“ Mia madre “ mormorò, mentre le lacrime tornarono a premere sui suoi occhi.
“ Ehi, no bimba, non piangere “ le disse accarezzandole dolcemente la guancia.
“ Scusa è che…” non finì la frase che scoppiò in un pianto dirotto.
Angel la strinse tra le braccia accarezzandole dolcemente la schiena.
“ Su avanti piccola, non fare così, vedrai, passerà tutto “ le ripeteva. E Buffy per la prima volta in vita sua si sentì protetta. Sentì che niente le sarebbe accaduto stretta tra le braccia di Angel.
La porta si spalancò ed un altro agente entrò nella sala.
“ Ehi Angel che accidenti succede? “ L’uomo anch’egli bruno con gli occhi neri fissò la figura esile e singhiozzante di Buffy.
Buffy si voltò a guardarlo. Gli occhi freddi e l’espressione accigliata di quel ragazzo la spaventarono. Un sorriso strano quasi amareggiato gli deformò il viso.
“ Oh ma cosa abbiamo qui? “ domandò avvicinandosi.
“ Smettila Xand “ lo redarguì Angel.
Xander si sedette accanto a loro continuando a fissarla intensamente.
Buffy rabbrividì e d’istinto si strinse ancora di più ad Angel. Decisamente quell’ ‘ Xand ‘ non le piaceva per niente.
Sollevò lo sguardo e fissò gli occhi intensi e scuri di Angel che le sorrideva dolcemente.
Poi il sorriso divenne una smorfia di dolore e lo sguardo una preghiera di aiuto.
“ Buffy aiutami “ disse fissandola quasi piangendo.
Di nuovo il senso di oppressione l’assalì. La lama apparve dal nulla e come ogni notte affondò nel buio. Un urlo e mani sporche di sangue. Il volto pallido di Angel, con l’espressione incredula ed addolorata che la fissava ormai morente. E lei piangeva, tutte le lacrime che le erano rimaste.

***

“ St… stai tranquilla passerotto, è solo un incubo “
La voce calda e profonda, le giunse da lontano, squarciando il buio in cui era avvolta.
Lentamente aprì gli occhi e si guardò intorno confusa. Lasciandosi cullare dolcemente.
“ E’ passato. Ora sei qui con me, andrà tutto bene “ Le mani di lei si strinsero alla sua camicia, mentre la testa affondava nel suo torace. Calde lacrime solcavano ancora la sua guancia.
“ Piccola “ le sussurrò posandole un lieve bacio sulla nuca.
Buffy sollevò la testa e i loro occhi si incontrarono. L’elettricità attraversò i loro corpi stretti e la scintilla scoccò incendiandoli. Lentamente lui avvicinò il capo a quello di lei.
‘ Scappa ‘ le urlò una voce nella testa, ma era troppo tardi. Buffy rimase immobile ed attese che le labbra di lui sfiorassero gentilmente le sue per poi divorarle avidamente.

“ Ti prego “ disse lei in un fil di voce interrompendo il bacio. Lui la strinse di più a se, impedendole quasi di respirare, e riprese a baciarla ancora più intensamente di prima. Spike si piegò in avanti avanti spingendola distesa sul divanetto, coprendola con il suo corpo, mentre la sua bocca affamata divorava le labbra di lei. La loro pelle era bollente, la stanza girava tutt’attorno. Buffy ansimante, la mente ottenebrata dalle emozioni, rispose alla sua foga con altrettanta passione e desiderio. “ Oh piccola, oh Ann mi farai impazzire “ mormorava senza smettere di baciarla e di accarezzarla. La mano scivolò lungo i suoi fianchi e si fermò lungo il bordo della gonna. Lo sollevò delicatamente e cominciò a risalire lungo la coscia calda e liscia di lei. Buffy si irrigidì istantaneamente. “ No “ disse decisa mentre con le mani lo allontanava da se. Gli occhi ancora scuriti e appannati dal desiderio. Spike fece una smorfia contrariata ma la lasciò andare immediatamente.
Buffy si sollevò a sedere, il viso arrossato e le labbra ancora gonfie dei suoi baci. E solo allora Spike le vide, le sue lacrime, scivolavano silenziose lungo le sue gote infuocate. Per lui fu come ricevere una frustata. Spalancò gli occhi e le si avvicinò. “ Ann, no. Ti prego piccola non piangere, non ti toccherò più promesso, e non ti assillerò te lo giuro. Ma ti prego non piangere, non lo sopporto. Io non volevo, credevo che anche tu…” Un groppo in gola fermò il fiume di parole di Spike.
Gli occhi di lei si sollevarono immensi verso di lui. E Spike seppe cosa era il dolore e la solitudine. Entrambe così profonde ed intense nello sguardo disperato di lei.
“ Mi dispiace “ mormorò inclinando il capo da un lato.
Buffy si morse il labbro inferiore e corse via, a rifugiarsi nella sua stanza.

Come aveva promesso Spike i giorni successivi si comportò da perfetto gentiluomo, le rivolse a stento la parola ed evitò di stare vicino a lei troppo a lungo. Anche nei turni di notte se ne stava in cucina a riordinare o sedeva su una panca a guardare il mare. Buffy ogni tanto lo spiava di sott’occhi e stranamente questo suo nuovo atteggiamento non la rendeva felice. E più passavano i giorni più il suo silenzio e la sua apparente indifferenza la ferivano, anche se dentro di se avvertiva il pericolo e la necessità di andarsene da quel posto.
Così una sera esasperata da quel silenzio forzato prese un bricco di caffè e si avvicinò al suo tavolo.
“ Vuoi del caffè “ disse pacatamente, volendo apparire incurante.
“ Oh si grazie “ disse lui incerto, guardandola di sfuggita per poi tornare a fissare il mare. Mentre lei gli versava il liquido nero nella tazza in attesa. Lui non si mosse, sembrava rapito dall’oscurità che si propagava tutt’attorno oltre la grande vetrata del ristorante.
“ C’è calma stasera “ buttò lì lei, cercando di intavolare una discussione neutra, non pericolosa.
“ Già, calma piatta “ sorrise lui, sempre evitando di guardarla.
Buffy si sfregò la mano sulla divisa, non sapendo cos’altro dire. Infine rassegnata si mosse.
“ Puoi sederti se vuoi, mi piace stare a guardare il mare di notte “ le disse lui in tono gentile.
Buffy tirò un profondo sospiro dentro di se e si sedette distante da lui.
“ Sai cosa mi piace? “ le chiese a bassa voce, un tono vellutato e sensuale che catturò Buffy.
“ No cosa “ chiese guardandolo.
“ La schiuma delle onde, nel buio è fosforescente. Piccole lucciole d’acqua “
Buffy si soffermò a guardare l’oscurità e la prima scia luminosa, un bianco iridescente si accese in lontananza correndo veloce su un mare di oscurità. Rincorsa subito da un’altra ed un'altra ancora.
Rimasero così in silenzio per diverso tempo, e Buffy si rilassò. “ Dove vivevo io non si vedeva il mare “ disse tenendo lo sguardo fisso verso l’orizzonte. “ Le finestre davano su una vicolo buio e sporco. Da dove si vedevano altri appartamenti altrettanto squallidi. La sua voce si era fatta dura per qualche istante per poi tornare di nuovo gentile ed incerta come prima.
“ Qui è tutto così…” aggrottò la fronte cercando la parola giusta e poi illuminandosi tutta disse “ spazioso e luminoso “
“ mm “ si limitò ad annuire Spike. Attento a non interromperla o a non metterla in guardia mostrandole troppa attenzione. Dentro di se sorrise, per la riuscita del suo piano. Sapeva che lui non le era indifferente e si era detto che se la montagna non va a maometto allora… e così aveva adottato la tecnica della finta indifferenza e a quanto pare era riuscita perfettamente.
“ Tu sei nato qui? “ chiese lei guardandolo.
“ No, in Inghilterra. Poi mia madre morì e mio padre volle abbandonare tutto, allontanarsi da quei luoghi con troppi ricordi tristi “
“ Già, ma per quanto ci si allontani, i ricordi ti inseguono come ombre “ l’ultima frase fu detta con voce incrinata. Spike si mise in allarme, da un momento all’altro temeva si richiudesse a riccio e così voltandosi di scatto disse.
“ Ti va di ballare? “ Buffy lo guardò stranita, ma colta di sorpresa non fece in tempo a dire di no che si ritrovò davanti al juke box. Spike scelse una canzone lenta e inserì la monetina. Guardandola poi sornione le porse la mano. Lei titubante l’accettò, un lieve sorriso increspò le sue labbra. Lui l’avvicinò lentamente a se e cominciarono a muoversi seguendo il ritmo della musica.
Il cuore le batteva all’impazzata erano passati tanti anni…da quando aveva ballato con un uomo. Sapeva che era sbagliato, che doveva stargli lontana, ma persa nei suoi immensi occhi blu, Buffy per un momento dimenticò tutto.
“ Sei bellissima quando sorridi, “ le sussurrò e Buffy arrossì. “ Così sei ancora più adorabile “ disse lui divertito, mentre Buffy era sempre più confusa ed agitata.
La musica lentamente scemò e Buffy goffamente si allontanò da lui per cercare di riacquistare un po’ di controllo, ma Spike non la lasciò andare. I suoi occhi si fecero intensi e scuri.
“ Ann, voglio baciarti “ le disse semplicemente. “ Se non vuoi, basta che mi fermi. “ e chinò il capo alla ricerca delle labbra di lei. La mente di Buffy andò in stallo, e prima che potesse decidere cosa fare, la bocca di lui si schiantò su quella di lei, Gemette mentre lui la divorava e le chiedeva sempre più insistentemente di farlo entrare. Lei dischiuse le labbra accogliendolo ansiosamente. Le sue mani si mossero da sole e circondarono il collo di lui attirandolo ancora più vicino, finché tra i loro corpi non ci fu più spazio nemmeno per l’aria. “ Ann, Ann, quanto ti desidero “ le mani di lui si mossero freneticamente su di lei. “ Piccola, mi occuperò io di te. Penserò a tutto io “
Buffy spalancò gli occhi il sapore amaro del passato e della paura, le riempì la bocca. Si staccò da lui con una spinta decisa, e freddamente disse “ Nessuno, si occuperà mai più di me. Io baderò a me stessa. “ Gli lanciò uno sguardo carico di disprezzo e tornò al bancone. Lasciando uno Spike confuso ed ancora eccitato, immobile in piedi in mezzo alla sala, con le braccia a mezz’aria.
I giorni successivi si tornò all’atteggiamento freddo e distaccato. Buffy lo guardava sempre sospettosa e cercava di stargli il più alla larga possibile, mentre Spike continuava a domandarsi cosa fosse successo. Sperando che gli capitasse presto un’altra occasione per instaurare un contatto con quella creatura così diffidente, misteriosa ed affascinante che era Ann.
Dopo l’incidente Parker, nessuno aveva più dato fastidio a Buffy, Spike aveva inoltre fatto capire a tutto il genere maschile sotto i sessanta che lei era impegnata. O quanto meno questo è quello che faceva credere, e a dire il vero Buffy non aveva fatto nulla per impedirglielo, probabilmente non perché fosse contenta o convinta della cosa, ma semplicemente perché le faceva comodo.
Se qualche ragazzo provava ad avvicinarla subito lui la richiamava con una scusa qualsiasi al bancone e la sostituiva nel servizio del tavolo. E non si faceva mai mancare l’occasione di chiamarla ‘ amore ‘, ‘ passerotto ‘, ‘ piccola ‘, cosicché i presunti rivali ricevessero chiaro e tondo il messaggio: LEI è MIA NON CI PROVARE.
Nei turni di notte però non era più riuscito ad avvicinarsi a lei, a stabilire un dialogo come quella notte.

“ Eh, ragazzi! Questa sarà una nottata fiacca “ esordì Giles, subito dopo cena.
“ Hanno chiamato quelli di Los Angeles, gli autobus sono bloccati per la neve sino a domattina “
“ Si ho sentito che le strade di notte sono insicure per via del ghiaccio “ disse Andrew mentre distrattamente addentava una frittella.
“ Comunque, domattina ci sarà l’assalto, quindi sarà meglio che me ne vada a dormire. Buonanotte“ e così dicendo si alzò e andò di sopra. Andrew rimase a parlare ancora un po’ con Spike. Entrambi osservando di nascosto Buffy mentre rassettava il bancone.
“ Secondo te cosa nasconde? “ domandò Andrew facendo lieve cenno del capo nella direzione di Buffy.
“ Non lo so, ma lo scoprirò…” rispose serio Spike, fissando Buffy socchiudendo gli occhi.
“ Però è molto bella non è vero? “ domandò Andrew sospirando.
“ Ehi, “ lo ammonì Spike “ non pensarci nemmeno, mi hai capito? “
“ Sì ho capito, ho capito. “ sbuffò il ragazzo alzandosi “ sarà meglio che vada a casa. Ci vediamo domani Spike. “ Si diresse alla porta e prima di uscire con voce sdolcinata, per indispettire Spike, disse “ Buonanotte Ann, a domani mia regina “ Spike gli lanciò uno sguardo assassino.
Ma lei, che era girata di spalle mentre riordinava la macchina per il caffè, non rispose.
“ Ann Buonanotte? “ ripeté il ragazzo. Buffy continuò a lavorare tranquilla.
“ Ehi Ann? Qualcosa non va? “ Spike si era avvicinato al bancone. Buffy si voltò di scatto e li guardò incerta.
“ Cosa c’è? Che è successo? “ domandò mentre il suo sguardo correva da Andrew a Spike.
“ Andrew ti ha salutata, sta andando via “ Spike sembrava sospettoso.
Buffy arrossì violentemente e subito si affrettò a dire con troppa veemenza “ Scusami, non ti avevo sentito. Buonanotte “
Andrew le sorrise ed uscì richiudendosi la porta alle spalle.
Spike continuò a tenere lo sguardo fisso sul suo viso, che era contratto in una smorfia nervosa ed impaurita.
“ Strano, c’è silenzio qui stasera “ Vide la figura di lei irrigidirsi, e le mani stringersi a pugno per una frazione di secondo, poi tutto tornò sotto il suo controllo e con fare calmo e normale rispose.
“ Ero soprappensiero “ ma Spike non le credette per niente, e questa volta non avrebbe lasciato correre.
“ Allora ‘ Ann ‘ qual è la verità? “ le chiese a brucia pelo seguendola mentre lei riordinava i tavoli.
“ Cosa vuoi dire “ a Buffy non era sfuggito il modo in cui aveva sottolineato il suo nome.
“ Non è la prima volta che accade “ disse lui secco, mettendosi dritto davanti a lei.
“ Accade cosa? “ un tono di allarme nella voce.
“ Che non rispondi quando qualcuno ti chiama “ di nuovo quel tono sarcastico.
“ Non capisco cosa vuoi dire e dove vuoi arrivare, ma ho molto da fare e non voglio perdere tem…”
La mano di lui si serrò sul braccio di lei bloccandola mentre cercava di oltrepassarlo.
“ Questa volta non te la cavi così Passerotto “ gli occhi scintillarono sinistramente e Buffy tremò.
“ Lasciami mi fai male, “ la voce improvvisamente era diventata bassa e spaventata.
Lui rimase sorpreso dal suo mutamento improvviso e subito la lasciò andare, senza spostarsi di un millimetro, però per impedirle di fuggire. “ Non volevo farti male, scusa. “ Lo sguardo colpevole e dolce di lui paralizzarono Buffy che continuò a fissarlo intensamente.
“ Vuoi parlare? “ domandò “ non aver paura “ cercò di rassicurarla ed allungò una mano per carezzarle il viso, ma lei si ritrasse bruscamente.
“ No “ disse secca, scostando il viso.
“ Parlami Ann! Non hai capito che mi piaci? Che voglio prendermi cura di te? Che voglio proteggerti e am…”
“ Sta zitto “ disse lei con voce sottile e sprezzante “ non dire una parola di più. Domani me ne andrò“
Spike spalancò gli occhi ed aprì la bocca per dire qualcosa ma lei si girò e fece per andarsene. Spike le corse dietro e la superò sbarrandole il passo.
“ Non voglio che tu vada via “ le disse con una punta di disperazione nella voce. “ Non hai sentito quello che ti ho detto prima Ann? “
“ Fammi passare “ gli intimò lei evitando di guardarlo.
“ No “ rispose semplicemente lui.
“ Allora urlerò “ lo minacciò lei.
“ No tu non lo farai, non sei il tipo che urla “
Buffy sgranò gli occhi accesi di rabbia e di frustrazione, e lo guardò. Il suo viso era arrossato ed accaldato, i capelli leggermente scomposti sulla fronte. Il mento in fuori in atteggiamento di sfida. La figura rigida ed impettita.
“ Tu non sai un bel niente di … “ non finì la frase che lui l’attirò tra le braccia e la baciò.
Lei ansimò cercando di liberarsi dalla sua stretta, ma ben presto cedette al sua assedio e si rilassò tra le sue braccia, ricambiando il bacio con passione.
“ Dimmi chi sei, parlami di te allora. Io voglio sapere tutto di te amore “ le disse lui tra un bacio e l’altro mentre riprendeva fiato.
“ Non ho niente da dirti.” Disse lei freddamente e fece per spingerlo via, ma in quel momento la corrente andò via e loro rimasero immersi nel buio del locale rischiarato solamente dalla tenue e pallida luce della Luna che proveniva dalla grande vetrata che dava sul mare.
I loro sguardi si incontrarono e Buffy sentì il pavimento cederle sotto i piedi. Lui la strinse e si impossessò di nuovo delle sue labbra. “ Ti voglio “ disse semplicemente e Buffy non riuscì a impedirsi di obbedire a quel dolce comando. Sospirò nella sua bocca mentre con le mani gli cingeva il collo e lo attirava a se in un bacio che la faceva tremare sin dentro le viscere.

Capitolo 6

Spike si guardò intorno, rapidamente, senza interrompere il bacio, la sollevò tenendola per i fianchi e si trascinò a tentoni verso il bancone. Sapeva che non sarebbero arrivati di sopra. La fece sedere sul bordo e con le mani le sollevò lentamente la gonna. Le sue labbra sempre premute su quelle di lei.
Buffy cercò diverse volte di interrompere quel contatto così intenso, troppo intenso, ma il suo corpo la tradiva avvinghiandosi sempre di più a quello di lui. Alla fine riuscì a staccarsi quel tanto che le permetteva di guardarlo in viso.
“ La porta “ disse ansimando con gli occhi lucidi di passione.
“ Sì dannazione. “ con uno scatto rapido raggiunse la porta e chiuse a chiave. Con un colpo slegò i lacci che tenevano su le tendine della vetrata che dava sulla strada, e questa si abbassò.
“ Fatto “ disse mentre tornava a posizionarsi tra le gambe di lei, cercando di riappropriarsi delle sue labbra.
“ Non sono sicura che sia…” Spike non aveva udito una sola parola della sua ultima frase, ciò che vedeva era il suo splendido viso e i suoi meravigliosi occhi che lo fissavano un po’ incerti e forse spaventati. Buffy non fece in tempo a finire la frase che le labbra di lui catturarono fameliche, quelle di lei in un altro bacio profondo e travolgente.
Premette il suo corpo contro quello di lei e la spinse supina sul bancone, seguendola e coprendola.
Buffy chiuse gli occhi, cercando di calmare il respiro e di riprendere il controllo della situazione.
Ma fu tutto inutile, le mani di Spike si chiusero sul suo seno, stringendolo ed accarezzandolo, attraverso la sottile stoffa della divisa.
Buffy gemette inarcandosi e Spike sorrise soddisfatto. Poi cominciò a sbottonarle la camicia. Gli occhi di Buffy si spalancarono e la sua mano bloccò quella di lui.
“ No “ c’era una punta di angoscia e timore nella sua voce.
“ Ma voglio toccarti piccola, voglio baciarti. Voglio sentire la tua pelle contro la mia amore …” provò a protestare lui, fissando le due coppe piene con avidità.
“ No “ ripeté secca lei, e Spike vide gli occhi velarsi di lacrime. La fissò ancora qualche istante dubbioso, ma poi il bisogno di lei, di entrare in lei e il desiderio di non farla piangere, presero il sopravvento. Con una mano le accarezzò dolcemente la guancia e le sorrise.
“ Okay, va bene amore “ tornò a baciarla con più foga di prima, mentre le sue mani scivolarono lungo il corpo di lei per raggiungere il bordo della gonna e sollevarlo di nuovo con cautela.
Buffy lo lasciò fare, mentre il suo battito accelerava paurosamente. Quando la sua mano sfiorò delicatamente le sue mutandine, si irrigidì di colpo, il respiro si fermò in gola mentre le sue unghie si conficcarono nel palmo della mano per qualche istante. Poi il tocco gentile e lento di lui la fece rilassare, e il respiro tornò a fluire anche se irregolare, attraverso i suoi polmoni.
Spike le afferrò le cosce e le sollevò le gambe portandosele ai fianchi, allargandole più che poteva. Buffy ansimò posando le mani di fianco al corpo, incapace di qualsiasi movimento. Terrore, desiderio, disgusto e paura la paralizzavano e la facevano rimanere tesa e rigida.
Sentì il rumore della zip che veniva abbassata un tintinnio di fibbia metallica. La sua cintura che si slacciava e poi avvertì l’aria passare attraverso le sue gambe sfiorandole i riccioli biondi del pube. Spike le aveva appena tolto le mutandine e con la mano l’accarezzava delicatamente lungo l’apertura bagnata e gonfia. Buffy gemette al suo tocco.
Con il pollice le sfregò il clitoride. Buffy strinse i denti e con le mani si aggrappò al bordo del bancone. L’odore di caffè e di spezie le ricordava tanto casa e sua madre. Una lacrima scivolò lungo la guancia e si perse nel buio senza che Spike la vedesse. Un gemito più forte si udì nel locale quando lui infilò un dito in lei, continuando a massaggiarle il clitoride con il pollice.
“ Spike “ mormorò lei in una preghiera. Spike sorrise mentre con la bocca mordicchiava il seno di Buffy attraverso il sottile strato di cotone ormai umido.
“ Ah “ esclamò lei contorcendosi, quando lui cominciò a pompare lentamente il dito dentro e fuori di lei.
“ Si cosa amore? “domandò continuando a succhiare e leccare prima l’uno, poi l’altro capezzolo.
“ Spike “ ripeté lei digrignando i denti, ormai prossima all’orgasmo. Spike accelerò le spinte con movimenti frenetici della mano e Buffy urlò stridulamente, mordendosi il labbro inferiore.
“ Ohhhhhhhhhhhh “ Spike non le toglieva gli occhi di dosso, tanto lo eccitava la vista di Buffy in preda al piacere.
Spike tolse la mano posizionò il suo membro alla sua apertura. Tirò un respiro profondo e con una spinta la penetrò. Buffy spalancò gli occhi per la sensazione violenta ed intensa, e si piegò leggermente in avanti sollevandosi. Spike le strinse tra le braccia e la spinse di nuovo giù, stendendosi completamente su di lei.
“ E’ tutto a posto amore, sta tranquilla. “ le sorrise inclinando il capo da un lato e poi le sue labbra scesero su quelle di lei per un dolcissimo e lento bacio, mentre cominciava a spingere in lei stabilendo un ritmo lento e costante.
Buffy non resistette oltre, allentò la presa sul bancone e si avvinghiò letteralmente al corpo di lui, stringendolo ed attirandolo più vicino.
Il ritmo cresceva ad ogni spinta sino a che praticamente i fianchi di lui non sbattevano contro quelli di lei premendola contro il bancone e spingendo a fondo. Buffy rispondeva ad ogni spinta inarcandosi con i fianchi per incontrarla e serrando i muscoli vaginali attorno al suo cazzo duro e pulsante in lei.
Spike ringhiò ormai al limite “ Oddio Buffy, sei così, così…dannatamente stretta, così bagnata. “
Entrambi stavano raggiungendo il culmine, i respiri ormai erano corti e alterati. Gli occhi appannati di piacere, le bocche dischiuse ed ansimanti, le labbra gonfie di baci.
Ed il piacere implose in loro violento e devastante. Buffy strinse gli occhi e si morse le labbra nel tentativo disperato di reprimere un urlo, mentre i suoi umori scivolavano copiosi lungo il cazzo di Spike, che intuendo che Buffy non sarebbe stata in grado di trattenersi oltre dall’urlare, si affrettò a coprire la sua bocca con la propria, ingoiando le sue urla ed i suoi gemiti. Chiuse gli occhi cercando di resistere, ai muscoli di lei si serravano aritmicamente attorno al suo cazzo, ormai duro da fare male.
Infine quando la sentì rilassarsi, mentre l’orgasmo scemava, si lasciò andare riversando il suo seme caldo in lei, riempiendola totalmente.
Diede ancora una, due spinte profonde e poi affaticato, accaldato, sudato ma profondamente appagato, crollò su di lei ancora scossa dai tremiti dell’orgasmo.
La testa affondata nel collo di lei, gli occhi ancora chiusi ed il respiro alterato. Posò lievi baci sulla pelle liscia e morbida proprio sotto l’orecchio, fermandosi di colpo. Il corpo di Buffy era scosso, ma non dal piacere, ma dai singhiozzi. Sollevò il capo cercando i suoi occhi, ma erano serrati, mentre calde e amare lacrime scivolavano lungo il suo bellissimo viso, imperlato di sudore.
“ Ann, piccola. Amore che cos’hai? Cosa è successo passerotto? “ nella sua voce angoscia e sbigottimento. Buffy girò il capo dall’altra parte, singhiozzando più forte.
“ Ann guardami “ le disse mentre le prendeva il mento con la mano e la costringeva a voltare il viso verso di lui.
“ Ann “ le disse tra il gentile e il perentorio.
Finalmente lei aprì gli occhi, due lande desolate, incredibilmente tristi. In fondo ai quali però Spike scorse il desiderio di vita e di speranza, lì dove si rifletteva la sua immagine. “ Cosa c’è piccola? Perché piangi? “ Buffy non rispose, tirò su con il naso e distolse lo sguardo, umiliata.
“ Ti prego vorrei alzarmi “ implorò con voce rotta.
“ No, non ti lascerò andare sino a che non mi dirai cosa c’è che non va amore “
“ Ti prego “ supplicò, mentre gli occhi tornavano a velarsi di lacrime.
Spike sospirò e lentamente scivolò fuori da lei, con riluttanza. Era una sensazione stupenda stare dentro di lei. Con pudore le coprì la femminilità. Saltò giù dal bancone e si tirò su i pantaloni senza distogliere lo sguardo da lei, che si era messa a seduta, e con le mani si asciugava le lacrime.
Le si avvicinò insinuandosi tra le sue gambe e le accarezzò il viso scostandole poi una ciocca di capelli, facendola scivolare dietro il lobo dell’orecchio.
“ Ann, non piangere ti prego, non lo sopporto “ le disse a voce bassa e calda.
Lei non rispose, la realtà di quello che aveva appena fatto l’aveva colpita duramente.
“ Oh passerotto, smetti ti prego “ lui la strinse tra le braccia e lei non si oppose. Era troppo stanca, troppo abbattuta e si sentiva così sola, per poter reagire.
“ Ora andiamo di sopra okay? “ le disse più che domandare. Con leggerezza la sollevò tra le braccia. Buffy si rannicchiò contro il suo torace, nascondendo il viso nella sua t-shirt nera.
Lui strinse più forte e cominciò a salire le scale, stando attento a non fare rumore.
Esitò qualche istante nel corridoio e poi mentalmente disse ‘ ma sì, cazzo ‘, quella notte voleva tenerla con se, tra le sue braccia. Andò verso la sua stanza. Aprì la porta e la richiuse con una spinta del bacino, alle sue spalle. Senza accendere la luce puntò dritto il letto e vi depose Buffy, che subito si raggomitolò su se stessa dandogli le spalle. Lui non disse nulla, osservò qualche istante la sua figura, i cui tratti erano accennati dalla fioca luce che proveniva dalla finestra. Le tirò le coperte da sotto e la coprì. Si sfilò la camicia ed i jeans e si infilò nel letto accanto a lei. Si avvicinò a lei e l’attirò contro il suo petto, posandole lievi baci sulla spalla e sul collo. Buffy si irrigidì per qualche istante, ma poi si rilassò tra le sue braccia.
“ Amore va meglio? “ le chiese in un sussurro.
Lei emise uno strano mugolio che sembrava un sì, e Spike pensò che era la cosa più sexy che avesse mai sentito.
Il vento aveva preso a soffiare minaccioso fuori dalla stanza. Le nubi avevano velocemente galoppato in cielo, oscurandolo. Un bagliore accecante illuminò la stanza quasi a giorno e con un rombo assordante sembrò quasi schiantarsi al suolo e spegnersi nella notte.
Buffy sobbalzò, i muscoli tesi ed il corpo tremante. Spike la tenne stretta per impedirle di alzarsi. La strinse nuovamente a se premendole la schiena al suo torace e le sussurrò parole rassicuranti.
“ Non aver paura piccola, ci sono io qui. Va tutto bene, dormi adesso “
Buffy rimase immobile per qualche istante, un altro lampo seguito da un boato sempre più forte. Buffy si girò con un balzo verso Spike, e si rannicchiò contro di lui, affondando il capo nell’incavo del suo collo. Lui l’avvolse con le sue braccia e posò protettivamente ed un po’ possessivamente una gamba su quella di lei. Buffy sospirò sollevata e chiuse gli occhi.

***

“ Mi prenderò cura io di te baby, vedrai farò di te la mia regina “ il suo sorriso dolce illuminava come il Sole, la sua vita. Ed alleviava anche il dolore per la perdita di sua madre. Era una giornata di primavera quando se n’era andata. Un giorno come gli altri, non diverso, non particolare. Niente che potesse farlo presagire, altrimenti lei non sarebbe andata a quella stupida scuola. Sarebbe rimasta con lei. Invece non aveva capito ed invece avrebbe dovuto. Era stranamente allegra sua mamma quella mattina, stranamente rilassata ed il suo viso era luminoso. Ma lei non aveva capito, lo capiva solo adesso davanti alla terra appena smossa ed al freddo marmo grigio, con scolpite in rilievo qualche inutile parola e data, quel giorno sua madre le aveva detto addio. Stretta nel suo cappotto rosa pallido, non pensava a niente, sentiva solo un grandissimo vuoto dentro che la opprimeva.
La sua mano strinse la sua e lei ricambiò in silenzio il gesto. Si voltò a guardarlo e lui le sorrise lievemente con tenerezza. Buffy lasciò che una lacrima scivolasse lungo la guancia e lui prontamente gliel’asciugò, accarezzandole poi il viso con dolcezza.
“ Non piangere su baby fatti coraggio. Io sono qui “ le aveva detto, posandole un braccio sulle spalle e attirandola a se, per stringerla e farle sentire quanto l’amasse. Buffy si era lasciata avvolgere dal calore del suo amore ricambiandolo con tutta se stessa.

***

La piccola chiesa era addobbata centinaia di margherite gialle, il suo fiore preferito. Un tappeto rosso scendeva lungo la piccola scalinata. Avvolta in un semplice abito bianco in cotone, Buffy saliva le scale, titubante. Il volto sorridente ma teso. Lo sguardo dritto davanti a se ed al suo futuro. In fondo, davanti all’altare illuminato da una vetrata smerigliata, c’era lui, che sorridendole dolcemente l’attendeva. Strinse il suo bouquet tra le mani ed attraversò il massiccio portone della chiesa.
Lui le tese la grande e rassicurante mano e lei vi lasciò scivolare la sua piccola e bianca. Gli sorrise timidamente. Lui la fissò intensamente e poi nei suoi occhi si accese una luce sinistra. Le sue sembianze si trasformarono e Angel divenne l’altro.
La sua stretta si serrò mentre l’attirava violentemente contro di se. Le cingeva la vita, facendola aderire al suo corpo. Mentre protendeva il viso in cerca delle sue labbra. Disgustata cercò di allontanarlo ma era tutto inutile, lui era più forte.
“ Avanti, non fare la Santa con me Buffy. Io so tutto “ gli occhi di lei si dilatarono per l’orrore.
Lui ghignò mentre la baciava lascivamente.
“ Non ti libererai di me, sino a che non farei tutto quello che ti ho chiesto. E tu lo farai…non è vero Buffy? “

***

Il sudore le bagnava il viso, i capelli appiccicati alla fronte. La bocca secca e il respiro pesante. Buffy si guardò intorno, era seduta sul letto, in una stanza che non era la sua…e poi vide la figura distesa accanto a lei, addormentata. Buffy spalancò gli occhi, l’alba appena spuntata faceva filtrare la luce attraverso le imposte socchiuse. Sentì un senso di nausea e di disgusto, salirle su per lo stomaco. Le mani si aprirono e chiusero diverse volte sul lembo del lenzuolo. Scivolò rapidamente fuori dal letto e silenziosamente lasciò la stanza, voltandosi una sola volta a guardare il viso di lui, semi coperto dal cuscino. Qualcosa la colpì nel profondo, ma non seppe definire cosa. Richiuse l’uscio alle spalle e la fronte crucciata e l’espressione smarrita. Doveva andarsene, scappare finché era in tempo ora ne era certa.
Il Sole era alto, rumori di piatti e di posate giungevano fragorose dal piano di sotto. Spike si mosse pigramente sul letto allungando una mano in cerca di lei. Ma tutto quello che incontrò furono le lenzuola fredde. Si sollevò leggermente con il busto, lo sguardo ancora assonnato ed i capelli scompigliati. Si guardò intorno, era andata. Sospirò pesantemente e si lasciò cadere di nuovo sul cuscino. Restò immobile per qualche secondo. Poi scattò d’improvviso. “ E se è andata via? Cosa faccio io? “ in un attimo fu giù dal letto, indossò i jeans e una t-shirt al volo ed afferrando le scarpe uscì dalla stanza e corse giù per le scale. Giunse davanti all’ingresso della sala ed ansiosamente si guardò intorno. Il suo cuore sospirò in sollievo, quando la vide. Lei era ancora lì. Stava servendo un tavolo, con la sua solita aria cordiale ma diffidente. Sorrise scorrendo con lo sguardo il suo minuto corpo, che aveva posseduto la notte prima. Era bellissima ed era sua.
Indossò saltellando le scarpe ed entrò in sala. Senza esitazione andò verso di lei. Voleva stringerla di nuovo tra le braccia, baciarle la guancia, sussurrarle parole dolci e piene di amore. Era ad un passo da lei, allungò le mani e le circondò la vita, premendosela contro il petto. Buffy sobbalzò e guardò in basso le mani di lui allacciate in vita, si voltò e Spike rimase pietrificato. Buffy lo guardava con freddo distacco, quasi con disprezzo. Del desiderio, del calore e della fragilità della notte prima, non vi era più ombra.
“ Ciao passerotto “ disse decidendo di ignorare la sua freddezza ed il suo distacco.
“ Scusami devo lavorare “ disse divincolandosi dalla sua stretta ed allontanandosi.
Spike sospirò continuando a fissarla sino a che lei non sparì dietro la porta della cucina, ma non la seguì. Si voltò e vide lo sguardo indagatore e perplesso del padre fisso su di lui.
“ Spike…c’è qualcosa che vorresti dirmi? “ gli domandò raddrizzando gli occhiali sul viso.
“ No, niente “ rispose Spike alzando le spalle.
Per tutto il giorno lei lo evitò accuratamente. Spike era esasperato, ma sperava che quando sarebbero stati da soli nel turno di notte, finalmente avrebbero potuto riprendere il discorso da dove lo avevano lasciato. Immagini spinte affollarono la mente di Spike, il cui battito accelerò ed il respiro si fece pesante, mentre guardava Buffy aggirarsi tra i tavoli. La desiderava terribilmente.
Era quasi mezzanotte, Spike guardava incessantemente l’orologio, tamburellando le mani sul tavolo in attesa. Finalmente il padre si alzò dal divanetto accanto al bancone e si avvicinò alla porta della cucina. Gli occhi di Spike scintillarono in attesa spasmodica.
“ Signori la cucina chiude “
“ Bene, anche per oggi è finita, puoi andare Andrew. Il ragazzo sorrise e si tolse il berretto da chef, il grembiule e si lavò le mani. Staccò la giacca dall’attaccapanni ed entrò in sala.
“ Buonanotte Signor Giles, Spike, Ann. A domani “ e rapidamente uscì dal locale.
“ Mmm…quel ragazzo non me la conta giusta… secondo me c’è di mezzo qualche ragazza “
“ Ah…c’è sempre di mezzo una donna “ rispose Spike fissando intensamente Buffy, che aveva colto la sfumatura ed aveva distolto lo sguardo, arrossendo infastidita.
“ Bene Ann puoi andare “ disse Giles calmo. Spike spalancò gli occhi e disse senza riuscire a fermarsi “ Andare dove? Lei deve restare con me! “ il tono abbattuto di un bambino che vede allontanarsi l’oggetto del desiderio, tanto agognato.
“ Buffy non si sente bene, mi ha chiesto di sostituirla per il turno “ disse semplicemente Giles, mentre Spike costernato lanciava uno sguardo contrariato a Buffy, che mantenne il suo fisso su Giles.
“ Grazie e Buonanotte “ e senza voltarsi una sola volta andò di sopra a rinchiudersi nella sua stanza.
Spike sbuffò seccato e si andò a sedere sulla panca vicino la vetrata sul mare, borbottando qualcosa di intelligibile.
Giles lo guardò e scuotendo il capo andò a riordinare.
Spike restò in silenzio, il volto crucciato e pensieroso.
“ Va a riposarti Spike. Questa notte restiamo io e Sam, “ Giles indicò il vecchio seduto al bancone che sorseggiava lentamente il suo caffè.
“ Va bene “ rispose Spike e salì di sopra, soffermandosi davanti alla porta di lei.
“ Accidenti Ann “ e pestando i piedi a capo chino, andò a coricarsi.

***

La piccola casa dal tetto rosso, il piccolo giardino con tante margherite. Il cancello bianco, ed il piccolo cane sdraiato sotto il portico, accanto alla grande altalena. Buffy sorrideva felice, finalmente il suo sogno di avere una famiglia tutta sua, un posto sicuro dove rifugiarsi si avverava.
In braccio al suo amore varcò la soglia, ridendo e scherzando. Sognando della vita che li attendeva.
Tutto era perfetto.
“ Ti amo Angel “ lo guardò fisso lei mentre si stringeva a lui.
“ Anche io ti amo Baby “ rispose lui sorridente.
Tutto si oscurò poi….era notte, la sua prima notte di nozze. La finestra era socchiusa, una leggera brezza entrava dalla finestra facendo ondeggiare la tendina.
Stesa nel letto immobile Buffy gemeva e singhiozzava per il dolore. “ Ti prego basta, mi fai male “
Lo supplicava. Lui la fissava con sguardo di ghiaccio, labbra serrate e volto contratto per lo sforzo. Mentre spingeva senza tregua in lei.
“ Smettila di piagnucolare piccola puttana e godi. “ le sussurrava mentre con violenza la penetrava.
“ Non era questo che volevi? Lui non l’aveva capito, io invece si. “ Buffy anche non volendo cominciò a gemere, mentre i muscoli si rilassavano sotto le sue spinte.
Un gemito più forte le sfuggì mentre si inarcava contro quel corpo, ruvido ed opprimente.
“ Vedi? Che ti avevo detto? Guarda, come stai godendo. La mia piccola troietta in calore. “
Un ghigno si dipinse sul suo volto mentre raggiungeva il culmine e si riversava in lei ansimando.
“ Ecco, prendilo tutto, prendilo troia “
Buffy piangeva mentre le mani si contorcevano, stringendo le lenzuola madide di sudore. La bocca avida di quell’essere viscido si schiacciò sulla sua, impedendole quasi di respirare.
La casa, il giardino, il cagnolino, svanirono nel buio di quella stanza, soffocante, in cui risuonavano i grugniti soddisfatti e compiaciuti di quello sconosciuto. E con loro anche una parte di Buffy svaniva.
“ Lasciami “ urlò lei spingendolo via. La mano si sollevò rapida e colpì in pieno viso. La guancia le doleva ed un rivolo di sangue scivolò sottile lungo il mento.
Tutto si allungò come visto attraverso una lente di ingrandimento e la lama si sollevò come ogni notte e colpi, una, due tre volte. Le mani sporche di sangue ed Angel che le chiedeva aiuto e lei non riusciva a muoversi, stava lì impotente a guardarlo morire.

***

“ Nooooooooooooooooooo “ urlò, sollevandosi a sedere sul letto. Sudata ed impaurita si guardò intorno per accertarsi fosse davvero un incubo.
Si asciugò la fronte con il dorso della mano, la gola era asciutta. Aveva sete. La porta si spalancò.
“ Ann? Tutto bene, cosa è successo? “ Buffy lo fissò imbarazzata, le lacrime rigavano ancora il suo viso pallido.
“ Niente, io ….” Non poté fare a meno di fissare il suo torace perfetto e liscio. Arrossì quando i suoi occhi incontrarono quelli compiaciuti di lui, che si avvicinava pericolosamente a lei.
“ Tutto a posto…solo uno stupido incubo “
Spike si chinò sul letto e poggiò le braccia ad entrambi i lati di lei. “ Sei sicura? “ disse, con fare arrogante mentre sollevava il sopracciglio.
“ Si “ rispose lei, tirandosi le lenzuola al petto. Con un dito Spike ne tracciò il contorno, senza smettere di guardarla dritto negli occhi.
“ Perché sei andata via stamane? “ le domandò a bruciapelo, mentre il dito si insinuava delicatamente nell’incavo tra i due seni.
“ Io…ho pensa…to che for…se “ Buffy balbettava, incapace di formulare una frase coerente.
Spike si aggrappò con l’indice al lenzuolo e lo tirò giù. Buffy non oppose resistenza.
“ Spike “ gemette mentre lui le passava una mano dietro la nuca e l’attirava a se, per un bacio intenso e profondo.
“ St….Non parlare amore. Non dire niente. Io ti voglio e tu vuoi me “ con dolcezza la spinse supina sul letto, seguendola e coprendola con il suo corpo caldo.
Ancora una volta Buffy chiuse gli occhi e lasciò che il mondo, i ricordi, il passato, svanissero nell’oscurità. Lasciando lei e Spike avvinghiati persi nei loro sentimenti.

Capitolo 7

“ Baciami “ le ordinò dolcemente e lei ubbidì, mentre un dolore lancinante le squarciava il petto. Le loro lingue si scontrarono ed iniziarono una lenta danza, assaporandosi, riconoscendosi l’un l’altra.
“ Ann non devi aver paura di me. Io non ti farei mai del male. Mai “ Spike aveva interrotto il bacio, quando l’aveva sentita leggermente fremere sotto di lui. Ed ora la stava fissando con tenerezza.
“ Accarezzami Ann, ti prego toccami “ le chiese strofinando scherzosamente il suo naso contro quello di lei e sorridendole maliziosamente.
Buffy ansimò. Le sue mani cominciarono ad accarezzarlo lungo la schiena, nuda.
Spike cercò di aprire la giacca del pigiama, ma Buffy si irrigidì ancora una volta e in tono perentorio disse “ Ti ho già detto NO “
Spike la fissò contrariato, desiderava da morire poter baciare, accarezzare, mordere, la sua pelle.
“ E va bene “ disse alla fine sospirando. Si sollevò a sedere e con un rapido gesto, un po’ arrabbiato, si sbottonò i jeans e li calciò lontano. Tornando subito dopo a coprirla con il suo corpo, adesso completamente nudo. Le sue mani accarezzarono il corpo di Buffy attraverso il pigiama e si fermarono sull’elastico dei pantaloni. Due dita si infilarono oltre il bordo e cominciarono a farli scivolare lungo i fianchi. Buffy tremò per i brividi che quel tocco le provocava. Quando il pantalone fu sfilato via e lanciato per terra. Buffy chiuse le gambe sulle difensive. Spike non la forzò si mise di lato e cominciò ad accarezzarle e baciarle le gambe risalendo lungo le cosce sino alle mutandine di semplice cotone che era solita indossare. Il respiro di Buffy era diventato rapido ed affannato. Ondate di calore l’avvolgevano, mentre il pezzetto di stoffa in mezzo alle gambe si inzuppava dei suoi umori. Spike sfregò le dita sul tessuto lentamente, più volte. Strappando a Buffy gemiti sempre più forti e prolungati. Sorrise vedendola così bagnata ed eccitata per lui. Aveva chiuso gli occhi e inclinato il capo indietro, quando lui aveva infilato la mano sotto il bordo delle mutandine e l’aveva cominciata ad accarezzare vogliosamente. Preso dal bisogno che lei lo toccasse ancora, prese una mano di lei e la portò sul suo membro, facendoglielo stringere.
“ Oh piccola ti prego, toccalo “ Buffy strattonò la mano di lui e spalancò gli occhi.
“ No, no, non voglio, non voglio. Mi fai schifo “ disse spingendolo via con due calci assestati al torace.
Spike finì semi sdraiato, appoggiato con i gomiti, sul pavimento accanto al letto.
“ Ma che … “ non finì la frase che sentì i suoi singhiozzi sommessi. Rapidamente si alzò e la raggiunse nuovamente sul letto.
Era rannicchiata su se stessa, le gambe raccolte tra le braccia, la testa nascosta sulle ginocchia.
Le afferrò le braccia e la tirò su verso di se.
“ Amore. Cosa ho fatto? Piccola parlami, dimmelo ti prego “ le diceva con voce angosciata mentre la stringeva a se.
“ Ann, parlami, Dimmi cos’hai? Cosa è successo? “ la voce di Spike era tra il supplichevole e l’ordine. Buffy tirò su con il naso e si asciugò gli occhi.
“ Niente “ rispose indecisa ma sulle difensive. Spike sospirò pesantemente.
“ Va meglio? “ le chiese, sollevandole il mento, mentre con il pollice le asciugava le tracce lasciate dalle lacrime.
Lei annuì, e poi senza guardarlo con esitazione e quasi riluttanza, portò la sua mano sul pene duro e ritto di Spike. Stringendolo piano, cominciò a muoverla su e giù. Spike gemette, la sensazione di piacere che provava era indescrivibile, ma facendo forza su se stesso, con un rapido gesto le allontanò le mani.
“ Non devi farlo se non vuoi amore. “ Buffy lo fissò incredula.
“ Su stenditi adesso “ le disse con voce carezzevole e profonda. Buffy ubbidì guardandolo incerta e forse vagamente spaventata. Lui sollevò le coperte e la fece infilare sotto le lenzuola seguendola. La strinse a se poggiandole il capo sul torace.
“ A me va bene anche se stiamo abbracciati, così, per tutta la notte. “ e le baciò la nuca con dolcezza. Buffy chiuse gli occhi e le lacrime ripresero a scivolar silenziose lungo le guance. Ma questa volta con loro anche un po’ della sua rabbia e del suo dolore sembravano scivolare via.
“ Ti prego non piangere più amore “ le sussurrò lui “ basta adesso. “
Buffy sollevò il capo e i loro occhi si inchiodarono. Restarono così per un tempo indefinito, in perfetto silenzio. Immobili, respirando appena, come se anche il più piccolo movimento avrebbe potuto sciupare tutto.
E poi improvvisamente il viso di lei si fece più vicino, i respiri si confondevano tra loro, tanto erano vicini. Il mento si sporse in avanti e le sue labbra sfiorarono delicatamente quelle di uno Spike sbalordito.
“ Non devi se non … “ cercò di dire ma lei premette la sua bocca su quella di lui, chiedendogli di entrare e Spike senza esitare la dischiuse per darle modo di esplorarlo.
“ Oh Ann “ gemette sospirando, mentre le sue mani si serravano attorno all’esile figura di lei e la premevano contro il sui corpo.
Buffy sollevò leggermente una gamba e l’avvolse attorno al fianco di lui, Spike gemette più forte quando sentì la sua femminilità sfregare lentamente contro la sua asta, pulsante e dura.
“ Ann “ ringhiò quasi, mentre la mano le stringeva l’incavo del ginocchio e la premeva sempre di più contro il suo corpo, stabilendo un ritmo dapprima lento e dolce con il bacino, in modo che il suo membro sfregasse sempre più rapidamente contro la femminilità di lei, gonfia e bagnatissima.
Entrambi cominciarono a gemere per il bisogno ed il desiderio di qualcosa di più e alla fine Spike, con una dolcezza e lentezza quasi esasperante, si spinse in lei.
Buffy ansimò e con le braccia si aggrappò a lui. Spike le sorrise rassicurante e poi si chinò alla ricerca delle sue labbra. Intrappolandola in un bacio caldo, dolce ed intensissimo, che sembrava non voler finire mai. Mentre il ritmo imposto da Spike aumentava e le spinte diventavano sempre più profonde ed avvolgenti. Spasmi scossero l’intero corpo di Buffy, mentre i suoi muscoli si serravano attorno al cazzo di Spike, le cui spinte erano diventate violente e profonde, la girò lentamente facendola finire sotto di se. Buffy gemette, la nuova posizione aumentò la penetrazione ed il piacere. Si morse il labbro inferiore, nel disperato tentativo di trattenere l’orgasmo. Spike affondò il capo sulla spalla di lei e la baciò teneramente.
“ No, amore. Lasciati andare. Godi, godi per il tuo Spike. Vieni per me “ le sussurrò piano ad un orecchio.
Buffy spalancò gli occhi e un’onda violenta di liquido bollente scivolò lungo le sue cosce. Digrignò i denti ansimando e morse la spalla di Spike per trattenere un urlo, mentre l’orgasmo la investì in pieno. Spike si trattenne con grande sforzo dal gridare per il dolore, ma non smise di spingere in lei come un forsennato. E finalmente la sentì gemere e rilasciarsi sotto di lui appagata e tremante di piacere. Allora rallentò il ritmo e con poche spinte lente e profonde si lasciò andare anche lui al piacere, riversando il suo seme bollente e denso in lei. Respirando a fatica, sprofondò il capo sul cuscino accanto al viso di Buffy, e sospirò compiaciuto ed appagato.
“ E’ stato bellissimo amore “ le sussurrò voltandosi verso di lei e baciandole affettuosamente la guancia. Con dispiacere rotolò via da lei e si stese al suo fianco, ancora ansimante.
Buffy era rimasta immobile, gli occhi serrati, tremava. Spike la fissò qualche istante, aggrottando le sopracciglia. Poi il suo viso tornò dolce e comprensivo e lentamente si avvicinò a lei. La prese gentilmente per un braccio e l’attirò su di se. “ Vieni qui amore, ti scaldo io “.
Risistemò le coperte sui loro corpi sudati ed accaldati, la strinse tra le braccia e poggiò la guancia sulla sua nuca.
“ Buonanotte amore “ la baciò ancora una volta piano sulle labbra e chiuse gli occhi.
Buffy non rispose, ma sospirò rassegnata a quel trattamento, mentre il suo viso si distendeva in una smorfia che sembrava quasi un sorriso, dopo tanto, tantissimo tempo.
***

Scese lentamente le scale, non sapeva cosa lo aspettava in sala. Da quando si era svegliato nel letto di Ann e non l’aveva trovata accanto a se, una sola domanda aveva attraversato la sua mente:
“ Come si comporterà oggi Ann con me? Cosa farà, cosa mi diranno i suoi occhi? “
Tirò un sospiro profondo, come un soldato che si prepara alla battaglia, ed entrò in sala. Fu accolto dallo sguardo indagatore del padre, ma Spike fece finta di nulla e proseguì verso il banco, nella direzione dove si trovava Buffy.
Lei avvertì i suoi occhi fissi su di lei e per un attimo rabbrividì. Evitando di guardarlo rapidamente si girò e andò verso un tavolo qualsiasi. Spike sorrise leggermente. Era a disagio, beh sempre meglio che disgustata o arrabbiata pensò. E cominciò a lavorare come ogni giorno, nell’attesa del turno di notte. Alle undici la cucina venne chiusa e Andrew andò via. Invece Giles si trattenne ancora un po’ sorseggiando una tazza di tè. Aveva l’aria preoccupata mentre il suo sguardo andava da Buffy a Spike. Sentiva, sapeva che era successo qualcosa, ma non sapeva esattamente cosa, anche se ne aveva un vago sospetto. La tensione e l’imbarazzo di Ann, la sicurezza e l’allegria di Spike. Si era successo sicuramente qualcosa tra quei due e questo non prometteva nulla di buono. Si alzò e si avviò verso il corridoio che conduceva al piano di sopra.
“ Buonanotte “ disse ad alta voce.
“ Buonanotte “ risposero in coro Spike e Buffy, che nervosamente scattò in piedi e cominciò a rimettere in ordine il bancone.
Poi giunto ai piedi della scala, disse a bassa voce, tra se e se “ No, proprio non promette niente di buono “ sospirò ancora una volta, togliendosi gli occhialini dalla montatura sottile, dorata. E passandosi l’indice ed il pollice sulle palpebre, per un massaggio ai suoi occhi stanchi.

“ Bene che facciamo adesso? “ domandò Spike, non appena sentì la porta della stanza di suo padre richiudersi rumorosamente.
“ Come? Cosa? “ Buffy rispose impacciata senza guardarlo. “ Devo sistemare il bancone, ripulire i tavoli, e poi occuparmi della cucina “ disse frettolosamente come se fosse di vitale importanza non smettere di parlare nemmeno per un secondo.
“ Mm….” Rispose semplicemente Spike, tamburellando con le dita sul bancone, mentre si avvicinava a lei.
Buffy si spostò, mettendo spazio tra loro. Spike sorrise beffardo e continuò ad avvicinarsi lentamente. Giocando come il gatto con il topo.
“ Dovresti cominciare a spazzare “ disse lei esitante, continuando a fissare il bancone che stava strofinando con una spugna umida.
“ Nah “ rispose lui deciso, diminuendo la distanza tra loro. Buffy ebbe un tremito e si allontanò ancora, mettendo più forza ed impeto nello strofinare il bancone. Alcune ciocche di capelli, legati in un leggero chignon sfuggirono al fermaglio e ricaddero sul viso disordinatamente. Spike la fissò adorante. Era arrivata al limite del bancone, non poteva andare oltre ed ormai c’erano pochi passi tra loro.
“ Ann “ la chiamò lui a bassissima voce, con un tono roco e profondo.
“ Ci sono tante macchie su questo bancone, non capisco come….” Gelò quando sentì la mano di lui serrarsi sul polso e fermare il movimento frenetico della sua mano, che strofinava il bancone.
“ Devo…io devo….” Disse titubante guardando oltre Spike, per evitare di incontrare il suo sguardo, che lei sapeva acceso di desiderio.
“ Baciarmi? “ domandò lui ghignando, mentre le strattonava gentilmente, ma con decisione, il polso e l’attirava a se. Le passò un braccio attorno alla vita ed i loro corpi aderirono perfettamente.
“ No, io volevo...” Buffy arrossì violentemente quando i suoi occhi si intrecciarono a quelli di lui.
“ Cosa? “ la incalzò lui mentre la sua mano che si era chiusa a coppa sulla sua guancia cominciava a scendere lungo il collo e si soffermava giocherellando, sull’orlo della sua divisa.
Buffy ansimò, mentre con un movimento preciso del pollice Spike, sbottonava il primo bottone della divisa, insinuando lentamente la sua mano al suo interno.
“ Ohmmm …. “ gemette lei sentendo il tocco gentile e caldo delle sue dita, lungo l’attaccatura del suo seno. Gli occhi si socchiusero ed un’espressione di piacere apparve sul viso lucido di Buffy. Le dita di Spike corsero rapide verso il secondo bottone, ma in quell’istante Buffy spalancò gli occhi e con una mano gli bloccò il polso “ NO “ disse allarmata ed eccitata.
Spike socchiuse gli occhi, sapeva che se avesse voluto avrebbe potuto facilmente farla cedere, ma il timore e lo sconforto che lesse in fondo ai suoi occhi lo fermarono. Non le avrebbe mai fatto del male. Le sorrise dolcemente e la sua mano tornò indietro. Con gentilezza le scostò le ciocche dal viso, fermandole dietro l’orecchio. Un gesto che gli piaceva fare. Poi si posarono dietro la nuca di lei e l’attirarono a se. “ Baciami adesso. Ho bisogno di sentirti Ann. “
Lei esitò un momento, poggiando le mani sul torace di lui per fermarlo, ma la leggera carezza lui le stava facendo dietro la nuca ansimare ancora e gemendo sommessamente si lasciò avvolgere da lui. Le labbra di lui si strofinarono sulle sue lentamente, e poi premettero intensamente. Mentre le lingue cominciavano la loro muta danza d’amore.
Senza fiato si separarono, fissandosi. Spike l’afferrò per le cosce e la sollevò facendola sedere sul bordo del bancone, e poi le sollevò la divisa, lasciandole scoperte le cosce. Con un gesto impaziente le sfilò via le mutandine e poi cominciò ad armeggiare con la sua cintura.
“ Dimmi che mi vuoi “ le disse “ Dimmelo “ mentre con le labbra percorreva la linea del suo collo sino al suo seno. Baciando e leccando la pelle morbida e sensibile.
Buffy con le mani gli accarezzava la nuca e gemeva con il capo riverso all’indietro.
“ Dimmelo Ann “ ripeté lui mentre tornava ad impossessarsi delle sue labbra.
“ Si, ti voglio. Ti voglio Spike “ gemette lei con voce roca.
“ Sì, così Ann. Brava “ sorrise soddisfatto, continuando a baciarla famelicamente.
Buffy sentì la zip abbassarsi, ed intensificò il bacio in attesa.
Spike strofinò lentamente la punta del suo membro contro la sua femminilità bagnata e aperta per lui.
“ Ti piace? “ le domandò ansimando.
Buffy annuì con il capo e lo strinse ancora di più a se.
Spike cominciò lentamente a spingere, penetrandola centimetro dopo centimetro.
“ Voglio che lo senti tutto amore “ le sussurrò tenendola per i fianchi.
“ Mi senti? “ le domandò continuando a spingere sempre più eccitato.
“ Sìì, ti sento “ rispose lei con voce rotta.
“ Voglio che tu faccia una cosa per me “ disse lui sussurrando al suo orecchio.
Buffy sembrò nuovamente intimorita, mentre cercava di ritrarsi da lui.
“ No, no ferma piccola è tutto okay. “ le disse lui bloccandola. “ Voglio solo che quando finiamo il turno tu venga a dormire con me. Solo questo “ cercò di rassicurarla lui.
Buffy sembrò rilassarsi, mentre il suo sguardo perplesso e curioso scrutava il viso di lui, concentrato nella lenta penetrazione.
Buffy stava per protestare quando con una spinta lui si conficcò completamente in lei facendola gemere di piacere.
“ Allora continuo? “ le disse lui sorridendole sornione.
“ Sì “ gemette lei sconfitta, tornando a stringersi a lui.
Il movimento divenne sempre più intenso, sempre più rapido e profondo e Buffy si sentì mancare.
Entrambi ansimavano ed i gemiti si susseguivano come un canto d’amore in crescendo. Infine impetuoso e violento come le onde dell’oceano quella notte, il piacere si abbatté su entrambi, facendoli fremere e sussultare incapaci di connettere e di pensare. Entrambi si fissarono senza parlare, ma i loro sguardi si dissero tutto quello che avevano bisogno di sapere e Spike sentì che quella donna, quasi sconosciuta, gli apparteneva e che lui apparteneva a lei. I loro cuori erano legati con un doppio filo rosso e lui pensò che se quel filo si fosse spezzato il suo cuore avrebbe preso a sanguinare.
I respiri si normalizzarono lentamente e Spike lentamente scivolò via da lei. si sistemarono i vestiti e tornarono al lavoro in silenzio, godendo semplicemente della reciproca vicinanza. Ogni tanto si scambiavano degli sguardi dolci e impazienti. Quando finirono era l’alba. Alcuni rumori provenienti dal piano di sopra li avvertirono che Rupert si era svegliato. Spike sorrise e a bassa voce disse “ Finalmente “
“ Buongiorno Ragazzi! Com’è andata? “ domandò Rupert mentre si puliva gli occhiali con un lembo della maglia.
“ Bene Pa’ “ rispose Spike.
“ Io vado a dormire “ disse titubante Buffy senza osare alzare lo sguardo su Spike, che la stava fissando intensamente.
“ Si anche io “ le fece eco lui. Ed entrambi andarono verso le scale.
Non appena furono fuori dalla vista del padre, Spike allungò la mano e prese quella di Buffy nella sua, stringendola. Buffy rimase a fissare le loro mani intrecciate per qualche istante e poi ricambiò la stretta. Salirono quasi di corsa e si fermarono davanti alla porta della stanza di lui.
“ Non è giusto “ disse lei in un fil di voce, esitando, come pentita.
“ Oh, questo è dannatamente giusto “ le rispose lui aprendo la porta e trascinandola dentro con dolcezza. Non appena la porta fu richiusa alle loro spalle, Spike si liberò di t-shirt e jeans, restando completamente nudo davanti ad una imbarazzata e titubante Buffy.
Lui le sorrise e si stese sul letto. “ Su vieni qui amore “ la incitò allungando la mano. Buffy la prese e si adagiò su di lui che la strinse in un caldo abbraccio e le fece poggiare il capo sul petto.
“ Così è dannatamente perfetto “ sussurrò lui prima di chiudere gli occhi.

Capitolo 8

“ Dannazione, sei una stupida Buffy “ sbuffò l’uomo agitando nervosamente le mani.
“ Non sei nemmeno capace di fare due uova fritte? “ le disse lanciando la padella bruciacchiata nel lavandino.
“ Mi dispiace io…” la voce di Buffy era sommessa, lo sguardo spaventato, di chi sa cosa l’attende.
“ Già, ti dispiace. L’unica cosa che sai fare è fottere come una cagna in calore vero? “ esclamò sarcastico. Buffy arrossì violentemente, ma non rispose.
“ E cazzo, smettila di guardarmi. Io non sono come lui hai capito? Tu mi devi portare rispetto e la schiaffeggiò con violenza. Gli occhi di Buffy si riempirono di lacrime, che lei cercò disperatamente di trattenere.
“ E adesso non ti azzardare a frignare capito? “ Buffy tremò stringendo i pugni.
Con un gesto rapido si sfilò la cintura dei pantaloni. Buffy spalancò gli occhi e lo guardò supplichevole. “ Ti prego basta, non di nuovo “
“ Cosa? Tu vuoi dirmi cosa devo fare? “
“ No io…io ti prego….”
“ Ti ho detto di non frignare stronza “
La cinghia schioccò sorda, fendendo l’aria e si abbatté violentemente, sulle gambe e sulle braccia di Buffy.
“ Noooo “ gemette lei singhiozzando. Subito coprendosi la bocca con le mani e guardandolo terrorizzata.
“ Allora sei proprio idiota? Cosa ti ho detto? Cosa? “ urlò, mentre gli occhi luccicavano di rabbia.
Buffy aprì la bocca per dire qualcosa ma la cinghia la colpì in pieno viso, facendole sanguinare il naso.
“ Di non frignare “ disse con voce spezzata mentre cercava di ricacciare indietro il sangue che colava dal naso.
“ Esatto! E tu cosa stai facendo brutta puttana? “
Un altro colpo le arrivò sulla schiena. Buffy si morse le labbra per non gridare.
“ Sto frignando. “ disse infine a denti stretti. “ Ma ora smetto “ si affrettò ad aggiungere.
“ Si…e poi? “ chiese con un sorriso compiaciuto stampato sul volto.
“ Mio padrone “
“ Bene così mi piaci. Imparata la lezione? “ le domandò abbassando la mano.
Buffy fece cenno di sì con il capo, evitando di guardarlo.
“ Va bene, per questa volta… ti perdono “ una risata sottile e quasi folle riempì la stanza.
Poi cominciando ad accarezzarla con il cuoio nero liscio, della cintura, lungo il collo. Proseguì…
“ Se fai qualcosa per me….”
Buffy lo fissò tremando in attesa.
“ Inginocchiati avanti “ le intimò mentre posandole una mano sulla nuca la spingeva giù.
Buffy ubbidì confusa ed intimorita.
“ Ora tira giù la zip “ Buffy abbassò lo sguardo, calde lacrime le solcavano il viso, mentre serrava le labbra per trattenere ogni singulto.
“ Tiralo fuori avanti “ le disse impaziente. Buffy deglutì a fatica inghiottendo le sue lacrime.
“ E adesso succhiamelo per bene piccola puttana “
Buffy provò ad obbedire ma la cosa le ripugnava. Quella escrescenza di carne pulsante, gonfia e livida che emanava uno sgradevole odore di urina le faceva venire la nausea.
La cintura sferzò l’aria accanto all’orecchio di Buffy, come avvertimento.
“ Sto aspettando “ le intimò minaccioso.
Buffy si irrigidì, chiuse gli occhi e lo fece scivolare nella bocca. Rimase immobile non sapendo cosa fare. La risata di scherno di lui le fece venire i brividi.
“ Avanti non fare la timida Buffy. Lo so che è così che ti piace tesoruccio. Su adesso fammi godere”
Buffy continuò a rimanere immobile, mentre le budella le si rivoltavano.
Lui sbuffò spazientito e con violenza le strinse le mani tra i capelli, spingendole la testa violentemente contro il cazzo. “ Così! Devi prenderlo tutto in bocca, sino in gola troia “
E con perversa crudeltà cominciò a scoparle la bocca furiosamente. La gola le faceva male, mentre un sapore acre ed un liquido denso le riempiva al bocca, disgustandola. Gemeva cercando di ritrarsi, ma tutto era inutile. Lui spingeva sempre più forte, più veloce. Buffy si sentì soffocare….

Il vento soffiò e le tendine si mossero nel buio. La lama si sollevò e colpì come ogni notte…le mani sporche di sangue. Gli occhi addolorati di Angel e la sua mano che si tendeva ad accarezzarle il viso. E il suo cuore che si fermava. “ Noooooooooooooooo “ il suo urlo disperato, mentre una mano le serrava il braccio e l’altra la bocca.
“ Stai zitta! E’ finita oramai. Adesso farai tutto quello che ti dico io. “ una voce fredda e sicura le ferì i timpani, mentre un dolore sordo la opprimeva.
***

Buffy spalancò gli occhi, bagnata di sudore ed ansimante. La luce filtrava dalla finestra socchiusa. Si sollevò di scatto sul letto non riconoscendo la sua stanza. Fece per alzarsi, ma una salda presa al suo braccio la tirò nuovamente indietro.
Buffy si ritrovò stretta ad uno Spike ancora semiaddormentato. Che le cinse la vita con un braccio e l’avvolse con una gamba, imprigionandola.
“ Hai promesso. Tutta la notte, sino al prossimo turno….ossia alle dodici…quindi niente fretta amore “ sorrise pigramente ad occhi chiusi.
Buffy ebbe ancora un tremito, al ricordo dell’incubo. E Spike sollevò il capo.
“ Passerotto? Cosa c’è? Hai freddo? “ Le domandò aggrottando le sopracciglia.
Buffy fece cenno di sì con il capo e Spike prontamente sollevò le coperte e la fece raggomitolare contro di se.
“ Ecco, vedrai adesso starai meglio “ le fregò le mani lungo le braccia, mentre le rivolgeva un sorriso tenero ed innamorato.
Odiava il suo modo di guardarla, sempre dolce ed adorante; odiava la sua gentilezza e soprattutto odiava il fatto di non riuscire ad odiarlo.
Spike cominciò a massaggiarle la schiena con lenti movimenti circolari. Buffy smise di tremare e si abbandonò, suo malgrado, tra le sue braccia.
Spike sorrise sentendola sospirare, la sua gattina aveva smesso di graffiare.

Quando si risvegliò sapeva già che lei era andata via. Si alzò e svogliatamente andò a farsi una doccia. Gli piaceva sentire l’odore di Buffy su di lui.
Scese di sotto chiedendosi come lo avrebbe accolto questa volta. Si passò una mano tra i capelli spettinati ed entrò in sala.
Subito la cercò con lo sguardo. Andrew lo guardò sospettosamente, dallo sguardo compiaciuto e dall’espressione estasiata, poteva ben dire che l’amico aveva passato una bella notte. Sorrise e con un cenno gli indicò il retro.
Spike annuì con il capo ed aprì la porta secondaria. Lei era vicino ai bidoni della spazzatura. Furtivamente le si avvicinò alle spalle, e l’agganciò per la vita tenendola saldamente contro il suo torace.

“ Ciao passerotto “ mormorò, con voce sensuale, mentre le posava piccoli baci sul collo.
“ Lasciami “ protestò lei, rimanendo rigida nella sua stretta.
“ No “ rispose semplicemente lui, ridacchiando. La sua mano si portò sul seno stringendolo, mentre il pollice sfregava il capezzolo, che subito si tese.
“ Lasciami…” continuò a protestare debolmente.
“ Perché dovrei? “ domandò lui continuando a prenderla in giro.
“ Tuo padre mi licenzierà “ cercò una scappatoia, mentre il piacere la invadeva.
“ Naaaah! Non lo farà “ scrollò il capo lui, mentre le carezze si facevano più intense.
“ Lui mi licenzierà…per favore “ lo implorò con voce roca.
Spike si fece serio “ No, io non gli permetterei mai di licenziare la mia ragazza “ disse semplicemente, mordendole la pelle sensibile alla base del collo.
Buffy si sentì mancare.
“ Io non sono * la tua ragazza * “ lo ammonì, cercando con le mani di liberarsi dalla sua stretta.
“ Sì che lo sei “ Tenne duro Spike.
“ No, non lo sono “
Spike non rispose, semplicemente la guardò sorridendo e le prese la mano, “ Vieni andiamo “.
“ Uh…” Buffy avrebbe voluto ribellarsi, dirgli di lasciarla in pace, ma non riusciva a proferir parola, il suo sguardo ed il suo sorriso sexy la confondevano sempre. Si lasciò condurre dentro docilmente.
Entrarono in sala, e Spike andrò dritto di filato verso suo padre e con fare naturale e sicuro disse
“ Pà, io e Ann andiamo fuori oggi. “ Buffy avvampò, cercando di ritrarre la mano, saldamente stretta in quella di Spike.
Rupert alzò lo sguardo dal giornale, guardò Spike per qualche istante e poi Buffy, che sembrava terribilmente imbarazzata e confusa. Un lieve sorriso increspò le sue labbra mentre faceva un cenno affermativo con il capo.
“ Andiamo Ann “ e senza aspettare la sua risposta la trascinò via.
“ Cosa fai? Sei impazzito? “ disse Buffy appena riuscì a scuotersi dal torpore che l’aveva invasa.
“ Hai bisogno di uscire, di aria passerotto. Da quando sei arrivata non hai mai messo piede fuori dal locale. Ed ora salta su “ le aprì con fare plateale lo sportello della sua De soto nera. E con orgoglio maschile le disse “ Ti presento la mia piccola “.
“ Io non…” non finì la frase che si trovò premuta contro la macchina, le sue labbra incollate a quelle di lui, avide ed affamate. Quando si separarono Buffy sospirò rassegnata.
“ Su in macchina passerotto “ e con determinata gentilezza la spinse dentro e richiuse lo sportello.
Fecero tutto il tragitto in silenzio, Buffy era arrabbiata con se stessa, per la sua incapacità di reagire. Guardava fuori dal finestrino cupamente. Poi dopo una curva, il mare con i suoi colori violenti l’abbagliò. I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa ed incredulità. Ormai era convinta che certi posti esistessero solo in Tv.
Spike fermò la macchina. “ Siamo arrivati “ aprì lo sportello e girò attorno alla vettura raggiungendo il lato di Buffy.
L’aiutò a scendere ed insieme, sempre in silenzio percorsero uno stretto sentiero che scendeva verso una conca racchiusa tra le rocce.
“ Ti piace? “ le domandò, ma a giudicare dalla sua espressione sbigottita era certo di si.
Buffy non rispose, troppo intenta a guardarsi intorno. Arrivati sulla sabbia Spike si tolse le scarpe e la incitò a fare lo stesso. Lei eseguì ed un brivido l’attraversò mentre i suoi piedi si posavano sulla sabbia calda. Dopo una breve passeggiata, mano nella mano, si sedettero in riva al mare. Per tutto il tempo Buffy era rimasta in silenzio con il cuore che batteva all’impazzata. Spike posò il viso sul grembo di lei ed allungò la mano per accarezzarle il viso.
“ Sei bellissima “ le disse guardandola intensamente.
Buffy si morse le labbra cercando di ricacciare indietro quell’emozione indefinita che l’assaliva ogniqualvolta lui le parlava con quel tono, guardandola in quel modo. Un lieve rossore imporporò le sue guance e Spike accarezzò lentamente con le dita le sue labbra ancora strette.
Un gruppo di ragazzi si avvicinarono, ridendo e scherzando tra loro. I ragazzi si soffermarono ad ammirarla fischiando e facendo cenni di apprezzamento. Spike non ne fu sorpreso, era davvero bellissima. Buffy si irrigidì, fissandoli ad occhi socchiusi, quasi a volerli sfidare, mentre tremava tutta, come Spike poteva ben sentire, essendo adagiato su di lei.
‘ Ann ha paura della gente ‘ Un pensiero improvviso attraversò la sua mente mentre la osservava fissare quasi con odio e disgusto i ragazzi che si allontanavano. Lo stesso sguardo che aveva avuto quando aveva visto Parker, quel giorno al ristorante.
“ Chi sei veramente Ann? “ le chiese improvvisamente. “ Come hai fatto a ridurmi in questo stato?“ Buffy si agitò allontanandogli la mano dal volto. La magia era spezzata.
“ Io non sono * niente * “ rispose e un qualcosa nel tono di quell’affermazione lo colpì dolorosamente.
“ Ora basta, sarà meglio tornare indietro “ Buffy sembrava a disagio, quasi spaventata.
“ Va bene amore “
“ Non chiamarmi più così “ replicò lei acidamente. Sembrava la Ann dei primi giorni. Ma ormai Spike sapeva quanto calda, fragile e dolce potesse essere sotto quell’apparente distacco e freddezza.
“ Okay passerotto “ rise scherzosamente lui.
“ Spike “ lo rimproverò.
“ Si piccola “
“ Finiscila ho detto “
“ Come vuoi mia riccioli d’oro “
Buffy sbuffò seccata, scrollando il capo. Spike era davvero terribile quando ci si metteva.
Si tolsero la sabbia dai vestiti e si incamminarono nuovamente per il sentiero. Il Sole era al tramonto, tra poco sarebbe stato buio e lei aveva sempre avuto paura del buio. Istintivamente senza rendersi conto di ciò che faceva la sua mano cercò e trovò, quella di Spike e la strinse forte. Spike si voltò a guardarla piacevolmente sorpreso, e compiaciuto ricambiò la sua stretta. Buffy sospirò sollevata e continuò a camminare senza osare guardarlo.
Raggiunsero il locale che era buio. Spike immaginando che Buffy sarebbe corsa dentro la bloccò per un braccio e le disse “ aspetta entriamo insieme “. Uscì dalla vettura ed andò ad aprirle lo sportello. L’aiutò a scendere e le prese saldamente la mano nella sua. Buffy non protestò, ma continuò ad evitare di guardarlo. Spike sorrise e con l’indice le sollevò il mento. Buffy aveva gli occhi lucidi ed era visibilmente emozionata. Lentamente, fissandola dritto negli occhi, si chinò su di lei e la baciò. Un lieve gemito sfuggì dalle labbra di lei e Spike quasi ringhiò per il piacere. Poi interruppe il bacio e sempre fissandola intensamente le scostò una ciocca di capelli dal volto.
“ * La mia ragazza * “ ribadì con determinazione sorridendole sensualmente.
Buffy roteò gli occhi e sbuffò, ma non disse nulla, ed una strana sensazione di euforia per un instante la invase. Mano nella mano entrarono nella sala.
Capitolo 9

Appena entrarono tutti gli occhi furono puntati su di loro. Buffy arrossì violentemente, voleva scappare via, ma la salda stretta di lui non glielo permise. “ Non aver paura amore “ le sussurrò, mentre con aria spavalda, di maschio che ha conquistato la donna più bella e fantastica della terra, la scortò al bancone.
” Serata piatta? “ domandò sicuro lui.
” Prima c’è stato movimento.” Giles girò con l’indice la pagina del libro che stava leggendo.
“ Siete giusto in tempo per cambiarvi e prepararvi per il vostro turno “ continuò con voce pacata.
Poi rivolto a Buffy con gentilezza disse “ era ora che uscissi ragazza mia, un po’ di colorito ci vuole” e sorseggiando il suo tè tornò a leggere il suo libro.
Buffy si mise subito al lavoro e Spike non si staccò dal suo fianco un solo momento. Provocandola, importunandola e distraendola. E più lei sembrava a disagio e confusa, da quelle attenzioni e dalle sue coccole, più lui diventava sfacciato e compiaciuto di se stesso.
“ Smettila “ gli ringhiò quando per l’ennesima volta l’aveva abbracciata da dietro, posandole ripetuti baci sul collo.
“ Sai di buono “ le aveva detto per tutta risposta lui.
Buffy aveva sbuffato ed aveva inizialmente cercato di liberarsi dal suo abbraccio, ma non ci era riuscita, e lui ridacchiò con il viso affondato sul suo collo. L’alito caldo di lui e le vibrazioni della sua risata sulla sua pelle la stavano facendo eccitare.
“ Ba…sta ti pre…go “ Buffy ansimò mentre le mani di lui scivolavano sensualmente lungo le sue braccia.
Spike sorrise ancora e sollevò il capo per vederla socchiudere gli occhi nel tentativo di controllare le sue emozioni.
“ Hai ragione amore…abbiamo tutta la notte “ le diede un bacio sulla guancia e la liberò dalla sua stretta. Gioì tra se nel sentire, mentre si allontanava, un gemito di protesta di Buffy.

Le cose andarono più a lungo del previsto, la gente non se ne voleva andare quella sera. Spike guardava nervosamente l’orologio ogni cinque minuti. Buffy si era tranquillizzata e faceva di tutto perché i clienti non andassero via. Chiacchierava, cosa molto insolita visto che era sempre taciturna, con il vecchio Sam e gli riempiva il bicchiere. E lui non accennava a muoversi.
Spike la fissava contrariato, stava cercando di fregarlo.“ Tanto non mi sfuggi “ le aveva mimato con le labbra, in un raro momento in cui era riuscito ad incrociare lo sguardo di lei e l’aveva vista arrossire, il che lo aveva reso ancora più eccitato ed impaziente.
Era esasperato, ogni volta che lei gli passava accanto desiderava prenderla tra le braccia e farla sua, lì sul bancone come la prima volta. Sapeva che non avrebbe resistito ancora a lungo.
Quando la sua pazienza ebbe termine, si alzò ed andò verso una coppia in fondo alla sala, non facevano altro che baciarsi e Spike era furioso, pensando che era esattamente quello che voleva fare lui con Ann.
“ Ehi ragazzi “ disse con tono un po’ alterato “ sono quasi le due, che ne direste di andare a casa? “
“ Hai fretta amico? “ chiese il ragazzo, continuando a sbaciucchiare la ragazza.
“ Esattamente. Qui c’è un altro uomo, come te, che non vede l’ora di stare un po’ da solo con la sua ‘ donna ‘” ed indicò con il capo Buffy che in quel momento stava riponendo i bicchieri appena lavati. “…Quindi… se non ti spiace…” e gli indicò gentilmente l’uscita. “ Oggi offre la casa “ terminò in tono persuasivo. Il ragazzo sorrise e guardò Buffy che d’istinto arrossì e sparì in cucina.
“ Okay scusaci amico. E grazie per la cena “ gli fece l’occhiolino e poi i due uscirono abbracciati.
“ Fuori due “ mormorò mentre si avvicinava all’osso duro. Sam era praticamente parte del locale, ci trascorreva quasi tutta la giornata, quindi non sarebbe stato facile convincerlo ad andarsene, inoltre Spike aveva la convinzione che adorasse Ann, e pur sapendo che era innocuo ne era comunque un po’ geloso.
“ Allora Sam…” cominciò mentre pensava alla tattica giusta da adottare, ma Sam lo precedette.
“ Se vuoi che sloggio per avere campo libero con Raggio di Sole, voglio due bottiglie di whisky. L’offerta non è trattabile “ disse serio fissandolo con i suoi occhi furbi.
Spike scrollò il capo e sorrise “ Affare fatto Sam. Ed ora sparisci “
Quando Buffy rientrò poche luci soffuse erano rimaste accese in sala. Ed il braccio mobile del Juke box stava mettendo su un disco.
“ Ma…” Buffy rimase a bocca aperta, mentre il cuore sembrava impazzito.
Le braccia di lui la circondarono e la strinsero.
“ Finalmente soli. Balliamo? “ e senza attendere risposta la prese per mano e la trascinò al centro della sala. Le cinse la vita con un braccio, mentre con l’altro le prendeva la mano, e l’attirò a se.
“ Vieni qui passerotto, è da quando siamo rientrati che voglio farlo….” Le note di love me tender, riecheggiarono nella sala, mentre le labbra di lui si posavano dolcemente ma esigenti su quelle, un po’ intimidite ma in attesa, di lei. Buffy rispose al suo bacio. Le sue mani tremanti scivolarono lungo la schiena, accarezzandola dolcemente, per poi posarsi sul torace liscio e levigato. Incerta cominciò a sbottonargli la camicia, senza osare alzare lo sguardo su di lui. Spike stupito e sorridente la fissava, questa era la prima volta che lei prendeva l’iniziativa, senza essere scossa da paura o incubi vari. Il contatto delle sue piccole dita sulla sua pelle lo fecero rabbrividire di piacere, mentre lei gli sfilava via il leggero indumento e lo lasciava cadere sul pavimento. Gli occhi di Spike si scurirono in attesa. Le sue mani pigramente si muovevano sui fianchi di lei attirandola più vicina, sino a che non la premette leggermente contro il rigonfiamento nei suoi jeans. Buffy boccheggiò. Chiuse gli occhi, prese un profondo respiro e poi lasciò scivolare la sua piccola mano sinistra lungo il suo torace sino alla cintura, che molto goffamente riuscì a slacciare. Spike si sentì mancare, al solo pensiero del tocco di lei su di lui. La zip scivolò lungo la cerniera e la sua mano sparì all’interno dell’apertura. Gli occhi di Spike divennero di fuoco sentendo le sue dita muoversi timidamente sul suo membro ormai duro come acciaio.
Buffy arrossì violentemente, sentendolo crescere ancora, se possibile, sotto il suo tocco impacciato e incerto. Spike respirava irregolarmente, affondò il capo nell’incavo del collo di lei e cominciò a baciarla mormorando frasi prive di senso.
“ Dove…come? “ chiese a bassa voce, guardando fisso davanti a lei, la sua pelle liscia e bianca.
“ Oh…sì ” Spike gemette, la mente annebbiata dal piacere, poi lei arrestò il suo movimento lento e Spike la fissò interrogativo, gli ci vollero diversi istanti per capire.
“ Dove? ….come? “ ripeté lei imbarazzata.
“ Ah, giusto sì “ disse in fretta ansimando, mentre si guardava attorno. “ Sul divano “ disse alla fine convinto. E vi si trascinò tirandosi Buffy dietro, facendo in modo che lei non dovesse mollare la sua presa sul suo willy.
“ Ecco fatto “ disse soddisfatto mentre si sedeva comodamente a gambe divaricate e la faceva accomodare al suo fianco. “ Adesso continua. Ti prego amore, non ti fermare “ supplicò, guardandola implorante. Buffy riprese il massaggio gentile e sensuale, e Spike riversò il capo all’indietro, chiudendo gli occhi per assaporare meglio la sensazione che il tocco di quella creatura rifulgente gli dava.
“ Oh, sì più veloce piccola “ domandò gemendo di piacere.
Buffy ubbidì, ma quasi subito interruppe il suo tocco improvvisamentw, Spike emise un grugnito di protesta. Aprì gli occhi pronto a chiederle il perché lo avesse fatto, quando si ritrovò quelli verdi ed intensi di lei a pochi centimetri da lui. Il respiro gli si bloccò in gola. Il volto di lei era pallido, eccitato e terribilmente sensuale. Non fece in tempo ad abbassare lo sguardo che si ritrovò il pene avvolto dal corpo caldo di Buffy, che si era messa cavalcioni su di lui e lentamente si stava lasciando scivolare sul suo membro, avvolgendolo e serrandolo nella sua femminilità bollente e bagnata.
“ Oh sììììììììììììì “ gemette, quando lei si sedette completamente su di lui. Rimasero immobili alcuni istanti, e poi lei cominciò un lento dondolio su di lui. Spike sentiva una sensazione di caldo e fresco alternarsi sul suo pene, al ritmo dei movimenti di lei. Le prese i fianchi con le mani e cercò di guidare il ritmo, crescente delle sue spinte.
Stava per abbandonarsi di nuovo al piacere intenso che lei gli dava, quando sentì sei singulti soffocati. Riaprì gli occhi e la guardò. Buffy cercava di attutire i suoi singhiozzi mordendosi le labbra. Gli occhi erano infinitamente grandi e tristi, ed il viso, adesso ancor più pallido, era rigato dalle lacrime.
“ Ann? “ ansimò, allungando la mano per accarezzarle la guancia. Ma lei la spinse via.
“ Ann cosa c’è? “ le chiese accigliandosi, anche se non riusciva a smettere di fremere per il piacere che provava ad essere così stretto in lei.
Lei scosse il capo e aumentò il ritmo delle spinte. E aumentò il pianto. Spike la fissò a occhi sgranati. Serrò la mascella e si immobilizzò.
“ Basta Ann, fermati “ serrò le mani sui fianchi e si preparò a malincuore a fermarla, quando uno schiaffo violento lo colpì in pieno petto.
“ No “ gli disse guardandolo con rabbia.
Spike rimase interdetto a guardarla “ Non voglio farlo così “ protestò, cercando nuovamente di fermarla, ma Buffy si inarcò contro di lui, dando un’angolazione alla sua penetrazione, che lo fece sussultare.
“ Cazzo “ imprecò socchiudendo gli occhi per cercare di mantenere un briciolo di controllo. Il piacere era intensissimo, sentiva che non avrebbe retto ancora a lungo, ma non voleva accadesse in questo modo. Non con lei che piangeva in quel modo.
“ Basta Ann “ le intimò lui, guardandola contrariato.
“ Avanti dillo “ ringhiò lei guardandolo con odio.
“ Cosa? “ domandò Spike, che cercava disperatamente di non cedere ai suoi istinti primordiali.
“ Dillo “ ripeté lei colpendolo ripetutamente in viso. Spike aggrottò le sopracciglia.
“ Che cosa? “ chiese sempre più infuriato.
“ Dì che sono una puttana “
Spike rimase immobile, a fissarla sbigottito.
“ Cosa? “ domandò incredulo.
“ Di che sono una puttana. Che sono la tua puttana “ ripeté ancora lei, mentre le spinte erano diventate insostenibili per lui, ormai prossimo all’orgasmo.
” NO “ rispose secco Spike.
“ Dillo “ sibilò lei colpendolo più volte in viso. Spike le bloccò le braccia e la tenne ferma.
“ Io non dirò un cazzo di niente capito? “ lo sguardo assassino.
Buffy cominciò a singhiozzare forte. Il viso divenne una smorfia di dolore e frustrazione. Il labbro inferiore le tremava per la rabbia.
“ Dillo!! “ esclamò, quasi implorante, mentre lo fissava intensamente. Il pianto non accennava a diminuire. Spike la fissò per un interminabile istante, si sentiva stringere il cuore. Era così fragile, così piccola, lì tra le sue braccia.
Serrò la mascella e a denti stretti forzando se stesso alla fine disse con voce bassa e profonda.
“ Sei una puttana, sei la mia puttana “ la stretta sulle braccia di lei divenne quasi dolorosa. Buffy gemette, si mosse freneticamente su di lui e venne violentemente, scossa da brividi di piacere. Infine si accasciò sul suo petto, ancora in lacrime.
Lui venne subito dopo in modo violento ed intenso, ma non gli piacque. Lasciò andare la presa sulle sue braccia e la strinse a se, restando ancora dentro di lei.
“ St…non piangere Ann, non piangere “ cercava di calmarla, accarezzandole dolcemente il viso e lisciandole i capelli.
La sollevò leggermente e lei si aggrappò a lui pensando che volesse allontanarla.
“ No amore, “ la rassicurò “ voglio solo uscire da dentro di te, o poi ti farà male “. Raccolse i jeans e li infilò. Lei era rimasta rannicchiata sul divano a guardarlo con timore. Lui le sorrise si sedette di nuovo e l’attirò sul suo grembo. L’avvolse tra le sue braccia e cominciò a cullarla dolcemente. Baciandole di quando in quando la fronte.
“ Dormi ora passerotto. Dormi “ Buffy chiuse gli occhi e lentamente si addormentò su uno Spike, preoccupato e sconvolto.
***

“ Avanti non fare la mocciosa adesso “ la teneva per i fianchi e la strattonava, cercando di farla stare ferma.
“ Lasciami non voglio “ mugugnava Buffy spaventata e ferita.
“ Vedrai che poi ti piacerà “ le diceva sorridendo mentre le mordeva il lobo dell’orecchio.
“ Non è vero. Io non faccio quelle cose “ rispose a denti stretti.
“ Ma dai, sei mia moglie. “
“ Appunto “ Buffy amareggiata si liberò dalla stretta.
“ E quindi sei la mia puttana “ disse secco lui guardandola fissa.
“ Smettila. Ho detto no! “ Buffy si mostrò determinata e gli lanciò uno sguardo di sfida.
Gli occhi di lui lampeggiarono di rabbia e di violenza.
“ Come ti permetti, piccola cagna ingrata! Non stai parlando con quel finocchio che ti sbava dietro, ma con me “ urlò, il volto trasfigurato. Buffy tremò.
“ Qui comando io, tu non sei niente, non conti un cazzo. E farai quello che dico io. “ Minacciosamente si avvicinò all’esile figura ritta in piedi al centro della stanza.
“ E se dico che tu sei una puttana, la mia puttana. Tu sarai una puttana. Mi hai capito? “ con una mano le afferrò i capelli tirandoli, quasi a volerli strappare dal cuoio capelluto.
“ No, smettila mi fai male “ Buffy implorò cercando di liberarsi dalla stretta. Nell’istante stesso in cui i loro sguardi si incontrarono, Buffy fu sopraffatta dal terrore e dallo stupore. Quegli occhi erano due pozze nere, prive di luce.
“ Da oggi le cose in questa casa cambieranno, ti farò vedere io come si tratta una cagna come te “ Le serrò una mano alla gola, stringendogliela quasi a toglierle il respiro, mentre con l’altra colpì ripetutamente, con violenza, il volto sgomento ed incredulo di Buffy. Quando fu stanco finalmente la lasciò andare. Buffy cadde riversa sul pavimento, singhiozzando e gemendo per il dolore. Buffy si portò le mani al collo dove segni violacei avevano ricoperto la pelle candida del collo lì