La notte scese sulla città scivolando giù dalle colline, silenziose e vagamente minacciose. - Il tempo è giunto, presto il giorno senza la notte e la notte senza il giorno caleranno sulla Terra, e la profezia si compirà – L’antico vampiro seduto sul suo trono di sangue e morte, osservava con cupidigia e bramosia un piccolo amuleto: un Sole nero contornato da un filo d’argento, sul cui retro vi era incisa un’iscrizione ‘ Lux in tenebra dimora ‘ - Maestro quando potremo risvegliarla dal suo sonno immortale? – domandò il giovane vampiro bruno, inginocchiato davanti a lui in segno di sudditanza e di devozione. - Tutto a suo tempo Xan, presto lei tornerà tra di noi e tutto muterà – un ghigno, che voleva essere un sorriso, si dipinse sul suo viso deformato e rugoso – una nuova era sta per sorgere. La nostra…. – Ripose il ciondolo nella sua custodia di velluto nero e lo richiuse nello scrigno. Si alzò in piedi e camminando lentamente si avvicinò alla tomba posta al centro della stanza. - Presto, mia prediletta ti risveglierai dal tuo sonno profondo, e spalancherai le porte di un nuovo mondo – sospirò pesantemente accarezzando con una mano la superficie fredda e liscia del marmo che da mille anni attendeva nell’oscurità che il giorno giungesse. Il rumore sordo di nembi che si scontravano e si preparavano a rovesciare il loro liquido gelido sulla terra fece tremare la luce fioca delle candele che, brillavano sulle pareti umide e vischiose della cripta. Tutto preannunciava l’arrivo di un violento temporale….

***

- E’ freddo qui. E’ buio…andiamo via sino a che le gambe reggono le nostre morte membra – Una pallida donna dalla chioma corvina, che le scendeva in morbidi ricci sulle spalle seminude; il viso dai lineamenti irregolari e due occhi di un viola intenso, si muoveva quasi danzando nella stanza immersa nella semi oscurità. Con le mani accarezzava sfiorandola delicatamente, la stoffa pregiata delle tende nere, aperte su muri ciechi, fatti di mattoni rossi. - Dru sta un po’ zitta per favore – Darla sbuffò spazientita, lasciandosi cadere sul divano. Era tutto l’opposto di Dru. Capelli color oro, lucenti e lisci. Viso dai lineamenti raffinati ed eleganti, aristocratici. E due occhi color ghiaccio, dall’espressione indecifrabile e glaciale. - Oh….nonna non essere in collera con la tua bambina – sorrise dondolando mollemente i fianchi fasciati in un abito viola, come i suoi occhi, bordato di pizzo nero. - Non sono in collera Dru…non ancora almeno, ma falla finita adesso e siediti qui accanto a me! – Darla batté il palmo della mano sul divano, invitando Dru a sedersi. In quel momento la porta si spalancò e un giovane uomo fece la sua apparizione. Alto, muscoloso, tutto vestito di pelle nera. Le guardò entrambe e un cenno di sorriso gli increspò le labbra sporche di sangue. - Angelus finalmente – - Paparino…sei tornato. La nonna era così nervosa – - Allora? Come mai ci hai messo tanto? – Darla sembrava impaziente. - Mi sono fermato a bere qualcosa – rise di gusto, alzando il capo verso il soffitto e scoprendo i denti bianchissimi macchiati di sangue. - Oh….quanto sei egoista…mio angelo – Darla gli si fece incontro e prendendogli il mento tra le mani catturò le sue labbra, avida di leccare il sangue ancora fresco. Le mani affusolate di lui scivolarono lungo il suo collo morbido e sinuoso. - Calma mia sire, non essere arrabbiata…..non mi sono scordato di te – Il suo sorriso divenne, un ghigno soddisfatto. I suoi occhi neri come le tenebre si illuminarono accentuando ancora di più il suo pallore mortale. - Guarda cosa ti ho portato … - allungò una mano e spinse dentro un ragazzino, che poteva avere si e no dieci anni, sporco ed infangato. Gli occhi grandi e scuri. Il viso triste e smunto, di chi conosce la fame. Lo sguardo smarrito e il corpo infreddolito. Indossava abiti dimessi, scarpe vecchie e rovinate. - Oh povero piccolo – Darla gli passo lentamente un dito sotto il mento – hai freddo? Su vieni a scaldarti accanto al fuoco….il tuo sangue sarà gelido nelle vene – sorrise, scambiando uno sguardo d’intesa con il suo angelo, che soddisfatto andò a sedersi accanto alla donna bruna. Si muoveva con eleganza innata nel suo abito bianco, e tutta la sua figura splendeva come fosse una promanazione divina. Angelus rimase incantato ad osservare la sua Sire, nei cui occhi si rifletteva la fiamma guizzante del camino. Non aveva mai visto nulla di più bello e sensuale di Darla, in tutta la sua lunghissima esistenza. - Va meglio vero piccolo? – Darla guardò dolcemente il ragazzino e gli accarezzò la nuca. - Si grazie – disse timidamente il bambino, mentre un lieve sorriso gli si dipinse sul viso. – Gli domandò senza smettere di fissare il suo volto. Il bambino fece cenno di si con il capo. - Bene…anche io piccolo – il suo volto bellissimo si trasformò in una maschera rugosa e giallognola, che richiamava il colore dei suoi occhi, due fessure gialle da cui si intravedeva l’inferno. Spalancò le fauci mettendo in mostra anche lei una fila di denti bianchissimi ed appuntiti. - Oh…- disse il bambino, non un urlo, né un gemito. Solo un’esclamazione di sorpresa, mentre moriva. Darla affondò le sue zanne nella giugulare del piccolo e lentamente succhiò il suo nettare e la sua vita. - Nonna, ti prego lasciane un po’ per me. Un po’ per la tua bambina – Implorò Dru eccitata da quello che vedeva. La risata cristallina e laconica di Angelus riecheggiò ancora nella stanza. Con una mano attirò a se la sua childe e la baciò con desiderio. Una mano scivolò lungo le sue cosce e si perse in lei. Dru gemette per la sensazione intensissima che il suo Sire le procurava, ma i suoi occhi non si staccavano dalla figura esile e ormai quasi esanime del ragazzino. Quando finalmente Darla fu sazia, abbandonò il corpo del ragazzo lasciandolo cadere sul pavimento, e si leccò il sangue sulle labbra, sorridendo soddisfatta. Dru si staccò dal suo Sire e si avventò sul corpicino riverso, e anche lei se ne nutrì avida. - Oh mio angelo ti ringrazio. Era davvero tenera la sua carne e fresco il suo sangue – Darla si mise a cavalcioni sul suo childe e con movimenti bruschi, che facevano intuire il desiderio che la animava, gli sbottonò la cintura dei pantaloni e tirò giù la lampo. Sesso e sangue la combinazione perfetta per una buona giornata di un vampiro. - Avanti mio giovane stallone, fammi vedere di cosa sei capace – Sorrise maliziosamente, sollevandosi il vestito sino alle natiche bianche e lisce. - Ah….sei meravigliosa tesoro – lui le accarezzò la guancia e poi con un gesto inaspettato e repentino le strappò il corpetto, scoprendo i suoi seni sodi. Le afferrò i capelli e l’attirò a se intrecciando le labbra in un bacio di morte. Le sue mani si serrarono attorno ai fianchi di lei, mentre le sue labbra succhiavano avide i suoi capezzoli duri e dritti. Le lanciò uno sguardo furtivo e poi anche lui mutando il suo volto in una maschera rugosa e demoniaca, conficcò i denti nella carne tenera e fredda della sua Sire che gemette più forte e riversò il capo all’indietro. Non le diede tempo di riprendersi che con le mani la sollevò e poi la riportò giù, penetrandola con un’unica spinta violenta e rude. Darla spalancò gli occhi e lo fissò eccitata e, orgogliosa del suo Angelo. Con le mani gli accarezzò la nuca e le guance prima di conficcarvi le unghie e graffiarle. Con avidità si chinò a leccarne il sangue che fuoriusciva. - Oh si continua – Gemette lui mentre la spingeva sempre più velocemente su di se per penetrarla più a fondo. Darla sghignazzò divertita e avvicinando il viso all’orecchio gli sussurrò – mio piccolo, fiero Angelo, sapevo che non mi avreste deluso – e poi scivolando di nuovo nel suo volto da caccia, gli morse il lobo dell’orecchio, succhiando avida. - Ohu….- gridò lui ma non si sottrasse a quella dolce tortura. Vennero insieme ebbri di sangue e di desiderio. Darla sospirò e si accasciò su di lui. - Nessuno sa scoparmi come te Angelus – disse seria. - Ahhhh cosa abbiamo fatto? Un innocente, figlio della luce. Oh mio piccolo, cosa ti hanno fatto? – Dru si era messa a urlare. China sul ragazzo, lo stringeva al petto, accarezzandogli il capo. - Dormi bambino della mamma, dormi e sogna di acqua limpida e di distese di grano color oro – Cantilenava le parole ed aveva lo sguardo fisso nel vuoto. - Mostri. Cosa avete fatto al povero bambino – lo sollevò tra le braccia – balliamo piccolo? Vuoi? – gli sorrise teneramente. - Falla finita Dru – Angelus sembrava seccato dai suoi vaneggiamenti – è morto – - Nooooooooooo – urlò – non è morto, sta dormendo – continuò a bassa voce per non svegliarlo. Darla si alzò in piedi e si mise a posto il vestito, roteando gli occhi. - Dru è morto vedi? – Angelus le andò accanto e prese il braccio del piccolo. - Oh….- la guardò ironico – scusami piccola. Avevi ragione non è morto – Il piccolo respirava ancora anche se flebilmente. Angelus passò le sue mani sul viso sporco di sangue, del piccolo, fermandosi un attimo ad osservarne il colorito violaceo, e con un colpo deciso gli spezzò il collo. - Adesso è morto – sorrise e si leccò le dita sporche di sangue. - Ohhhh – gemette Dru. Fissò ancora qualche secondo il piccolo e poi lo lasciò cadere ai suoi piedi come un sacco. - Adesso possiamo giocare a mosca cieca? – disse battendo le mani come una bambina. - Si tesoro. Adesso giocheremo a mosca cieca. Angelus e Darla si scambiarono uno sguardo divertito. Lui aprì un cassetto e tirò fuori una benda nera, fece cenno a Dru di avvicinarsi e gliela pose sugli occhi, annodandola sulla nuca. - Mi raccomando, non sbirciare – le disse baciandole il collo nudo. - No, No. promesso – rispose Dru tutta contenta. Angelus le accarezzò il seno attraverso la stoffa sottile e poi la baciò sulle labbra. Il vestito di Dru scivolò sul pavimento e le mani di Angelus la percorsero avide mentre la faceva roteare, facendole perdere il senso dell’orientamento. Tutti e tre ridevano allegri. Angelus si allontanò da lei, si sfilò la cintura e la passò a Darla che rise ancora più forte – Vieni dalla nonna bambina cattiva, meriti proprio una punizione – e sollevando la mano la fece schioccare nell’aria.

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La pioggia era cessata, l’asfalto bagnato aveva reso la strada viscida e conferito alla città l’aspetto di un sogno notturno. Il rumore di una frenata improvvisa e di una sgommata attraversò la notte. I fari di una vettura illuminarono un cartello colorato: “ Welcome to Sunnydale ”, prima di abbatterlo prendendolo in pieno. Lo sportello si aprì e due anfibi neri si posarono sull’asfalto. A passo sicuro il conducente uscì dalla vettura e si avvicinò al paraurti. Indossava un paio di jeans neri, t-shirt nera aderente e uno spolverino in pelle nera consumato. Sollevò il capo in aria e l’annusò lentamente. I suoi lineamenti erano deformati dalla maschera della caccia come gli altri vampiri. Una cosa che spiccava era la sua chioma, capelli corti e tirati all’indietro di un colore biondo elettrico, che non passava inosservato. Una fiamma squarciò per un istante le tenebre della notte e poi una piccola nuvola di fumo circondò il tabacco che bruciava tra le sue dita. - Oh…casa dolce casa – una risata echeggiò nella notte fredda ed umida di Sunnydale. Due occhi verdi brillarono poco distanti osservando in silenzio la città tranquillamente addormentata. Presto la morte sarebbe scesa su Sunnydale. Protetta dalla notte, attraversò le strade deserte della cittadina, un posto deprimente e così ordinario. Si inoltrò nel cimitero. Attraversato l’ingresso, l’odore di morte e di umidità l’assalì, confondendosi con quello forte e aspro della terra bagnata dalla pioggia. Ne aspirò grandi boccate prima di intraprendere la sua ricerca. Girovagò lenta e pigra tra i viali cosparsi di foglie morte e costeggiati da immensi cipressi e ontani. Il luogo appariva desolato ed abbandonato, il posto di custode era rimasto vacante dopo che i primi sei erano….scomparsi misteriosamente. I ricordi riemersero beffardi e crudeli, sommergendola, questa volta però sarebbe stato tutto diverso, nessuna debolezza, nessuna esitazione. Avrebbe ottenuto quello per cui era sopravvissuta, per cui aveva continuato a trascinarsi fuggiasca in questa sua inutile non vita.

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- Dobbiamo agire in fretta Oz, prima che sia tardi. Il tempo sta per compiersi. L’apocalisse incombe su di noi – Un uomo sulla cinquantina, gli occhi stretti in due fessure circondate da sottili rughe, sfogliava le pagine di un vecchio ed ingiallito testo. Gli occhiali gli penzolavano dalle mani e gli occhi di un celeste sbiadito fissi sulle pagine. Lo squartatore era chiamato, per il modo in cui uccideva i demoni. - Si certo. Ma come Signor Giles? – gli domandò un ragazzo sulla ventina con i capelli di un rosso acceso e le lentiggini sul viso. Tra le mani impugnava una balestra che stava caricando con frecce di legno appuntite. Sul tavolo sparpagliate vi erano asce, bottiglie piene di acqua santa, croci, paletti appuntiti, spade e coltelli di tutte le dimensioni. - Un modo deve esserci. E noi dobbiamo trovarlo – il suo sguardo si posò sulla grande vetrata che si apriva sulla biblioteca del liceo di Sunnydale. Tra poco, il cortile e l’edificio sarebbero stati invasi da ottusi, orribili sedicenni. Giles sospirò e si affrettò a riporre le armi nel baule, dietro gli scaffali polverosi dell’archivio e a richiudere a chiave la stanza. Di giorno bisognava fingere e mentire. La notte presto sarebbe giunta di nuovo e la caccia sarebbe ricominciata.